«Ci portavano nella scuola bella, la scuola nuova … e lì ci facevano le cose brutte… ci legavano al letto…». Altri cinque bambini della “Olga Rovere” ricordano e parlano di violenze e maltrattamenti. E le loro testimonianze ieri sono ammesse come prova d’ accusa nell’ inchiesta sui presunti abusi denunciati nella scuola materna di Rignano Flaminio. Alcuni dei bambini oltre ai presunti maltrattamenti hanno parlato di iniezioni. «Le maestre ci facevano le punture sul polso e sul pisellino… mi facevano tanto male…». I racconti dei piccoli alunni, in alcuni casi hanno ribadito quanto già dichiarato nelle denunce presentate ai carabinieri. Il collegio di neuropsichiatri infantili coordinato da Angela Gigante ha deciso che tutti e cinque gli ex alunni della Olga Rovere di Rignano Flaminio sono idonei a testimoniare nell’ ambito dell’ incidente probatorio disposto dalla magistratura di Tivoli per fare luce sulla vicenda dei presunti abusi sessuali ai danni di minori. I cinque bambini fanno parte del gruppo di otto (complessivamente sono diciannove) sottoposti a indagine psicologica per stabilire se possano essere interrogati. Altri due di questo gruppo di otto erano già stati ritenuti idonei il 19 dicembre scorso, mentre un terzo no. Finora sono dodici i minori esaminati dagli esperti. Di questi, tre sono già stati interrogati, due sono stati considerati inidonei e sette saranno presto sentiti dal gip Elvira Tamburelli, magistrato che è rientrato in servizio dopo un periodo di assenza. Le date fissate per queste audizioni sono quelle del 24, 29 e 31 gennaio prossimi; 5, 12 e 14 febbraio. Il 22 gennaio ci sarà un’ udienza in cui le parti (pm Marco Mansi, difensori dei sette indagati e rappresentanti di parte civile) discuteranno gli esiti delle indagini psicologiche. Ieri il gip Tamburelli ha incaricato i periti di esaminare gli ultimi sette dei 19 bambini per i quali il pm Mansi ha chiesto l’ audizione. Il gruppo che fa capo ad Angela Gigante si pronuncerà sulla loro idoneità entro il prossimo giugno. Lo stesso gip dovrà inoltre pronunciarsi sulla richiesta della magistratura (il procuratore reggente Elio Costa ha avuto una proroga del suo mandato di sei mesi) di estendere l’ incidente probatorio ad ulteriori due bambini i cui racconti sono stati acquisiti successivamente a quelli dei primi 19. Nell’ inchiesta giudiziaria sono coinvolti le maestre Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l’ autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti ed il benzinaio cingalese Khelim De Silva. «è evidentissimo da quanto dichiarato dai bambini che si sono verificati fatti gravi dentro e fuori dalla scuola. Episodi dannosi che vengono rivissuti ogni volta che i bambini ne parlano manifestando comportamenti sintomatici di malessere – spiega l’ avvocato Giacomo Augenti che con Fabio Federico rappresentano alcuni dei genitori dei bimbi che hanno denunciato gli abusi- . Adesso non vogliamo più sentir parlare di forme degenerate di condizionamento. Con questo non vogliamo dire che i colpevoli siano le maestre ma non vogliamo neppure più sentir parlare dei genitori di questi bambini come se fossero dei visionari».
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Gli psicologi: “Idonei a testimoniare”
Rignano, altri 5 bambini davanti al gip
Altri cinque bambini coinvolti nell’inchiesta per presunti abusi sessuali a Rignano Flaminio potranno testimoniare davanti al giudice. È quanto [...]
[...] ha concluso il collegio di esperti nominato dal gip di Tivoli Elvira Tamburelli in merito a un gruppo di minori che frequentavano la scuola materna «Olga Rovere», che ieri ha consegnato in tribunale la sua relazione.
Idonei a raccontare la loro verità – probabilmente alla fine del mese – sono stati dichiarati questa volta due maschietti e tre femminucce, tutti attorno ai cinque anni.
I racconti che avrebbero reso alle psicologhe legali non si discosterebbero molto da quelli di altri due bambini. I minori, che presenterebbero traumi da abuso, faticando a entrare in particolari avrebbero raccontato storie di uomini incappucciati e di un gioco in cui avrebbero dovuto indovinare l’identità delle persone mascherate; una bambina avrebbe fatto riferimento a una «scuola nuova», dove alcuni partecipanti al «gioco dei sacchi neri e dei sacchi vuoti» sarebbero stati trasportati a opera di alcune «maestre cattive».
Una bimba avrebbe anche fatto i nomi di alcune insegnanti, non tutti riconducibili a quelli degli indagati. Un’altro minore avrebbe raccontato di dolori subiti alle parti intime.
Finora sono 12 i bambini già periziati dagli esperti: tre di essi sono già stati interrogati, due sono stati considerati inidonei e sette saranno presto sentiti dal gip Tamburelli, rientrata in servizio dopo un periodo di assenza. Le date fissate per queste audizioni sono quelle del 24, 29 e 31 gennaio prossimi; 5, 12 e 14 febbraio.
Il 22 gennaio intanto ci sarà un’udienza in cui il pm Marco Mansi, i difensori dei sette indagati (tre maestre della «Olga Rovere», il marito autore tv di una di loro, una maestra di sostegno, una bidella e un ex benzinaio cingalese) discuteranno gli esiti delle indagini psicologiche insieme agli avvocati di parte civile. «Le famiglie di questi cinque bambini – ha spiegato l’avvocato Giacomo Augenti, con Fabio Federico legale dei loro genitori – sono di estrazione diversa tra loro, e non si conoscevano. I bambini non si frequentavano se non a scuola, ma tutti hanno espresso con una certa chiarezza quello che dicono di aver vissuto, e i loro disagi. In loro resta comunque molto forte il bisogno di rimuovere le cose che hanno dentro».
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I legali delle maestre «Cancelleria troppo esosa Non acquisiremo gli atti»
Gabriele Santoro
Alcuni legali degli indagati nell’inchiesta di Rignano hanno deciso di rinunciare alle copie degli atti del processo. Motivo, un conto da circa 13 mila euro per le spese di cancelleria. A formalizzare la richiesta con un atto presentato al gip Elvira Tamburelli (ma anche gli altri difensori sono sulla stessa linea) Franco Coppi e Roberto Borgogno, legali di Patrizia Del Meglio e del marito GiCoppi e Borgogno spiegano di avere chiesto alla cancelleria la copia in dvd delle audizioni protette dei bambini e di aver messo a disposizione 50 dischetti. La cancelleria però per «insufficienza dei macchinari» ha dichiarato di non poter fornire le copie. I legali hanno dunque chiesto e ottenuto il rinvio al 22 gennaio dell’udienza dell’8. Ma quando sono venuti a sapere che per le copie, da tariffa, la spesa sarebbe stata di 12.900 euro hanno ritirato la richiesta. «Queste spese – scrivono – andrebbero ad aggiungersi ad altre già sostenute, e non esaurirebbero quelle prevedibili per il resto del procedimento». Solo per l’incidente probatorio, calcolano i due, le spese potrebbero ammontare ad almeno 25 mila euro. Coppi e Borgogno poi, pur sottolineando che i loro assistiti non sono indigenti, aggiungono che «non sono in condizione, tenendo conto degli oneri che il processo comporta» di affrontare spese simili «che anche in caso di esito positivo non verranno mai restituite». Conclusione: i difensori dichiarano di «rinunciare alla richiesta, con tutte le conseguenze che ciò comporta anche sul piano del sacrificio dei diritti della difesa e facendo salva ogni deduzione ed eccezione in merito al prosieguo dell’incidente probatorio in evidenti condizioni di minorata difesa». «Posizione pretestuosa – ha replicato Giacomo Augenti, difensore di alcuni bambini – Sono stati loro a chiedere gli atti sul costoso supporto digitale. In realtà hanno fatto tutto per perdere tempo in un procedimento che subisce conseguenze col passare dei giorni. Se avessero avuto a cuore ciò che accadeva nel corso delle perizie, potevano mandare con più costanza i loro consulenti».
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Uno scrittore, un giallo
Se male e bene giocano tra i banchi
L’asilo di Rignano
Come possiamo non credere ai nostri bambini? « papi, mi brucia. non è abituata».
I Bambini dicono le bugie ma sono incapaci di costruire il falso, i bambini sono innocenti, i bambini sono la bocca della verità. «L’uomo nero ci ha fatto fare dei giochi brutti».
Possiamo non credere ai nostri bambini ma come credere all’uomo nero?
Come possiamo credere all’esistenza del Male con la maiuscola, del male incarnato? Anzi, come possiamo non credere? Come si può vivere senza una fede, senza una qualsiasi religione? Il Male come il Bene, il Diavolo come Dio, sono materia di fede. Se credi al diabolico, credi anche al divino. E’ un giallo teologico questo di Rignano Flaminio. Un delitto senza nessuna certezza, forse addirittura un delitto senza delitto. Ci chiede se credere: nel Male, nel Bene.
Ma prima, i fatti.
Domenica 16 luglio 2006. Ore 13.26 in una casa qualunque di un piccolo comune del basso Lazio. Da poco l’Italia ha trionfato ai mondiali di Germania, in un sussulto di buon umore popolare, di speranza grossolana e benedetta nella vita. Ma questa non è domenica di maccheroni al sugo, pisolino e partita di pallone nel cortile. Non c’è la proverbiale tenerezza negli occhi della mamma che osserva la sua bambina. C’è la paura che mangia l’anima: «Guarda qui piccola mia, guarda che ci riprende pure Papino … insegnaglielo un po’ a Papino. Ecco così. E poi? Al sederino cosa ti mettevano? Un asciugamano avevano?». La bimba mostra l’asciugamano e si volge verso il padre. Però non ricorda, recalcitra, protesta, nega. I genitori insistono, smaniano, suggeriscono. La bimba, infine, guarda in camera e simula la masturbazione. «Chi te lo ha insegnato il giochino, a mamma? Dove spingi, alla patatina o al sederino? Lo facevano anche agli altri bambini? Chi te lo ha insegnato? Come non lo sai?! Me fai vedè? Me fai vedè?».
Il papà e la mamma che interrogano e filmano la loro bambina si sono incontrati con altri genitori la settimana prima. Tutti hanno figli che frequentano la scuola materna «Olga Rovere» e tutti, prima o dopo l’incontro, hanno sospettato che i loro bambini siano stati abusati sessualmente. Il giorno successivo, il 9 di luglio del 2006, nella caserma dei carabinieri di Bracciano sono state depositate le prime denunce.
Gli incubi dell’estate
L’estate a Rignano è afosa, taglia le gambe e mozza il respiro in gola, un’estate da effetto serra, un’estate che porta il tremore della separazione, che annuncia l’apparire dell’ultima età. Nel basso Lazio come nel resto del mondo. Ma a Rignano i bambini si agitano nel sonno, urlano all’improvviso, si muovono in modo convulso, quando passano davanti a uno specchio fanno smorfie terrificanti. Se per distrarli gli si danno dei pastelli e un foglio di carta, prima disegnano organi sessuali, corpi senza arti, uomini incappucciati, poi si feriscono da soli tagliuzzandosi le braccia, le gambe e il pisellino con la punta delle matite colorate. Una bambina non fa più la pipì da quattro mesi. E allora il pubblico ministero della Procura di Tivoli nomina una consulente tecnica. Arriva la prima ispezione alla scuola materna. I primi bambini del paese vengono visitati presso l’Ospedale Bambin Gesù. Rignano sembra trasformarsi in una terra di serpi. Ma anche l’angoscia è una serpe. La vergogna, lo sgomento, una paura più grande per ora gli schiacciano la testa.
La perquisizione
12 ottobre 2006, ore 8 del mattino. I genitori che hanno accompagnato a scuola i loro bambini si sentono per un attimo preda di un’allucinazione. Vedono i nastri fosforescenti, i carabinieri in tutta bianca, quelli del Ris dell’omonima serie Tv, che delimitano la scena del crimine. Tenendo i loro piccoli per mano, padri e madri di Rignano credono di aver acceso la televisione. Ancora non sanno che è la televisione che sta per accendersi su di loro. E’ la prima perquisizione in orario scolastico della scuola materna «Olga Rovere ». Il giorno successivo sul Corriere di Viterbo verrà pubblicato il primo lungo articolo sui presunti abusi di Rignano Flaminio e quella scuola verrà ribattezzata «la scuola degli orrori».
Da quel 12 ottobre Rignano non vive più sotto lo stesso cielo degli altri paesi d’Italia. Ora ogni segno è sintomo, ogni disagio è abuso, ogni attesa è presagio. Un miasma, una pestilenza vaporosa grava su Rignano Flaminio come sulle antiche città maledette della tragedia greca. Il flagello è aereo, il contagio immediato: nei mesi successivi le riunioni private si moltiplicano, s’indicono le prime assemblee pubbliche, decine di bambini vengono portati a farsi visitare, centinaia di famiglie si costituiscono in associazione, migliaia di file su pedofilia e rituali satanici vengono scaricati da Internet.
Crescono di numero i bambini che di notte urlano nel sonno e di giorno vengono filmati dai loro genitori mentre descrivono orchi incappucciati che bevono il sangue, maestre cattive che toccano e pungono la patatina e il culetto, mentre mimano giochi erotici con bambole e orsi di peluche. A scuola, intanto, si fa divieto d’ingresso ai genitori, agli insegnanti si vieta di cambiare il pannolino ai bimbi. La recita natalizia si svolge in giardino. I genitori banditi si accalcano fuori dalle inferriate. Stanno fuori ma gli animali in gabbia sono loro. Rignano è un paese in cattività e la gente si fa cattiva. Durante l’assemblea del 13 dicembre, una folla inferocita affronta la preside della «scuola degli orrori ». A piangere ora sono i bambini che la professoressa tiene per mano, i suoi figli.
Il silenzio dopo gli arresti
24 aprile 2007. Tre maestre della scuola elementare «Olga Rovere», già sospese cautelativamente nel mese di febbraio, vengono arrestate. Con loro vengono arrestati anche una bidella, un ex benzinaio cingalese e il marito di una delle maestre. L’accusa per tutti è di aver rapito i bambini durante l’orario scolastico, di averli probabilmente drogati, condotti in appartamenti privati e lì di averli abusati sessualmente nella cornice di rituali satanici. La notizia passa di gola in gola con una foga da spasmo, un rantolo convulso. Poi cala un silenzio d’apnea. D’un tratto, pare che a Rignano tutto l’universo arretri di un passo e trattenga il fiato. L’attesa è finita. Il Male esiste. Il Male è alla sbarra. Ma sospirare comunque non si può. Ci sarà forse la verità, ci sarà forse giustizia. Di qui innanzi, però, non ci sarà più sollievo. Per nessuno.
Il Male esiste. Di più: urla la propria esistenza. Fino a ieri oscuro, ora il male brilla di una traslucida evidenza. Spuntano medici che dichiarano di aver riscontrato sui bambini «sintomi inappellabili di un abuso sessuale», celebri psichiatri avallano l’idea di una «colpevolezza diffusa», le associazioni a tutela dell’infanzia gridano allo smascheramento del complotto pedofilo, i genitori delle presunte vittime cominciano a condividere la propria sofferenza con il pubblico dei programmi tv, i giornali titolano
Il lungo silenzio del paese dei mostri, i giornali titolano Spariscano per sempre, i giornali titolano
Nessuna pietà per gli orchi.
11 maggio 2007, un venerdì delle ceneri. Il tribunale del Riesame di Roma decide la scarcerazione dei sei indagati. I referti medici sui bambini sono negativi. Nessun riscontro oggettivo delle presunte violenze ma anche nessuna testimonianza diretta: i bambini non li hanno sentiti né magistrato né carabinieri. Ci sono solo le relazioni scritte della consulente del pm e le parole riferite dai genitori. In più ci sono una montagna di incongruenze, forzature procedurali, errori metodologici e inverosimiglianze (a cominciare dal sequestro in orario scolastico di cui nessuno si sarebbe mai accorto). Al Bar Sport gli innocentisti esultano. Il parroco fa suonare le campane a stormo. Si brinda e si grida: «Liberi, Liberi!».
M a c’è poco da esultare. Da questo momento in avanti il Male non esisterà più se non come negazione del bene, ritornerà nel-l’oscurità da cui era venuto. Decanterà il male sul fondo dell’esistenza afflitta di adulti e bambini, come un dolore interrato in una radice ignota. Il dolore, la sofferenza: rimarranno, insepolte, soltanto quelle. I disturbi dei bambini sono, infatti, indubitabili. La loro sofferenza, quella dei loro genitori, resterà l’unica certezza. E un dolore privo del Male, una sofferenza non imputabile a nessuno, sono più di quanto l’essere umano possa sopportare. Da questo momento in avanti, il Male non sarà più parte dell’essere ma la minaccia a ogni fiducia umana nella solida, rassicurante consistenza dell’essere. Sfiducia, negli altri, nelle cose, in se stessi.
4 luglio 2007. La Procura di Tivoli ricorre in Cassazione contro la scarcerazione. L’inchiesta s’incattivisce, le denunce si moltiplicano, si moltiplicano le apparizioni televisive, i parenti chiedono giustizia e gli inquirenti si ostinano lungo la stessa pista. Ricominciano gli interrogatori dei bambini, questa volta in aule di tribunale riadattate a stanze dei giochi. Il loro trauma viene fatto rivivere ancora una volta, ancora una volta filmato, con pm e avvocati che seguono da un monitor in un’altra stanza. Ma è una pista che non conduce da nessuna parte se non in una selva oscura di sentieri interrotti.
10 ottobre 2007. La Terza sezione della Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della Procura di Tivoli. Tutti hanno agito certamente in buona fede ma è avvenuto un «contagio dichiarativo », l’epidemia della suggestione che diventa autosuggestione, gli interrogatori dei bambini che diventano manipolazione involontaria di una falsa memoria, le loro risposte che assecondano le interpretazioni suggerite dagli adulti. E agli adulti potrebbe averle suggerite il mito degli Abusi Rituali Satanici, la leggenda dei pedofili satanisti che da decenni assilla il nostro immaginario mediatico e da secoli la nostra memoria culturale profonda. Nemmeno la sofferenza dimostra più alcunché: i disturbi emotivi dei bambini potrebbero essere stati indotti non dagli abusi sessuali subiti ma dal calvario di interrogatori, visite mediche e ansie famigliari. La ferita c’è, indubbiamente: la si vede ancora sanguinare. Ma rimarrà non rimarginata. La sua verità, qualunque fosse, è andata perduta.
Questi i fatti ma, ma come si diceva in principio, qui i fatti sono ciechi. Si tratta di credere o di non credere. Ma sarà sempre una fede solitaria, privata, prossima al delirio («Ma allora siamo tutti pazzi?», protestano i genitori straziati). Una fede senza il conforto della fede. Per secoli, finché la fede cristiana è stata ovvia, le portentose manifestazioni del divino furono accolte come segnali dell’esistenza di Dio. Guarigioni e miracoli potevano essere accettati come segnali autentici, o ricusati, ma non si dubitava di Dio. Oggi, da ognuno di essi si attende la prova della sua dubbia esistenza. Ciò che vale per il sommo Bene vale anche per il Male. Tutti noi oramai abbiamo un rapporto solo fiduciario con il Maligno: siamo nell’arbitrio riguardo alla sua esistenza. Il Male è per noi un’opinione come un’altra.
Il dolore senza fine
Tutti noi, proprio come la gente di Rignano, siamo in preda a suggestioni di massa, a un immaginario prevalente e debordante. Il che non significa che la violenza, la sofferenza e il dolore non esistano. Al contrario: significa che essi soltanto esistono, abbandonati a loro stessi. Autoctoni, tremendi e insignificanti. Il che non significa che il male non esista ma che il suo accertamento è impossibile, forse addirittura impertinente. E’ indispensabile l’accertamento della verità per il circo mediatico? No. Funziona benissimo in sua assenza. Perfino meglio. E’ urgente la cattura dei colpevoli? No. Lo spettacolo deve continuare.
E, allora, ciò che rimane del fuoco sono uomini, donne e bambini segnati da un marchio indecifrabile, trasformati in casi irrisolti di cronaca nera. Ciò che ci resta è la cronachizzazione della vita quotidiana, la riduzione di tutta la nostra esistenza a un fatto vissuto e raccontato come fa la cronaca nera, che si nutre di dolore e sofferenza ma nega a essi qualsiasi riscatto, qualsiasi destinazione superiore. Ciò che resta è la cronicizzazione della vita quotidiana, la trasformazione dell’esistenza in una patologia inguaribile di lungo decorso. E intanto già ci vietiamo di sbaciucchiare in pubblico i nostri bambini, già in nord America si costruiscono conventi e seminari con le pareti di vetro. A fronte di ciò, non abbiamo che la commozione per le vittime, tutta la pietà di cui siamo capaci. Non sono mai stato a Rignano, non ho mai incontrato, annusato, sfiorato le vittime e queste mie parole non fanno un reportage. Il miraggio di prossimità del miscredente che vuole mettere la mano nella ferita sul costato sanguinante non mi tenta. Non sono mai stato a Rignano ma sono stato bambino. E, forse, la sola compassione che meritano le vittime della cronaca nera è quella che ci spinge a gettare anche la nostra esistenza sul piatto del dolore irredento. Perfino la nostra infanzia.
«Correte. Mio padre sta uccidendo mia madre ».
Il bambino biondo tiene gli occhi blu fissi nel vuoto, lo sguardo allucinato. La mamma gli toglie la cornetta del telefono dalle mani e rassicura la polizia all’altro capo del filo: non è vero, non accade nulla di terribile nel cuore della notte, suo figlio è sonnambulo.
I poliziotti vengono comunque a controllare. Quando arrivano, tutto appare tranquillo. Nessuna traccia di violenza. Il bambino è già di nuovo nel suo letto. Ha urlato ancora un paio di volte di terrore nel sonno, poi si è chetato.
Quel bambino sono io.
Antonio Scurati
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Pedofili all’ asilo, ribaltata la sentenza
“Quei due educatori si comportarono da pedofili”. è stata ribaltata in appello la sentenza di primo grado per la vicenda dell’ asilo Bovetti di La Loggia. L’ ex presidente dell’ ente morale che gestiva la scuola materna Valerio Apollloni e la direttrice Vanda Ballario sono stati condannati a due anni e 10 mesi. A sostenere l’ accusa è stata il pg Marilinda Mineccia. I due imputati, che nel giudizio di primo grado erano stati assolti perché le prove erano state ritenute “insufficienti” e “contradditorie”, dovranno anche versare una provvisionale di 100mila euro. La somma indicata dai giudici dell’ Appello andrà divisa tra i due bambini coinvolti nella vicenda (30mila euro per ogni minore) e tra i quattro genitori (10mila euro per ogni papà e mamma). La clamorosa vicenda dell’ asilo Bovetti prende il via nel gennaio del 2001 quando i due educatori vengono arrestati. Ad accusare il presidente e la direttrice didattica sono i genitori di un bimbo e di una piccola che frequentano da pochi mesi l’ asilo. I due educatori sono accusati di appartarsi spesso con un gruppo di scolari nella stanza della direttrice. Gli investigatori scoprono che i due adulti sono soliti recitare alcune scene del reality Grande Fratello con una cantante che interpreta il brano “Y soy candela”. Gli inquirenti, sollecitati da una denuncia dei genitori, ricostruiscono anche la personalità dei due arrestati. La loro attenzione è puntata sul passato dell’ uomo, che qualche anno prima sarebbe stato allontanato in modo sbrigativo dall’ oratorio che frequentava. I due arrestati respingono le accuse e il paese si divide. Sono giorni di furiose polemiche proprio come quelle vissute pochi mesi fa a Rignano Flaminio. Spunta anche una testimone che accusa il direttore e il presidente di aver fatto pressioni sui bambini. La bimba coinvolta, secondo quanto riferito dalla madre, parla di “giochi segreti sui quali non possiamo dire nulla”. Sempre secondo l’ accusa della madre a questi giochi parteciperebbero anche altri bambini e i due adulti “che farebbero ginnastica uno sopra all’ altro”. Vanda Ballario all’ epoca ha 37 anni e una lunga esperienza come maestra d’ asilo. Valerio Apolloni invece ha 24 anni ed è il figlio di Vittorio, segretario del consiglio di amministrazione dell’ ente morale Bovetti. I due accusati parlano di montatura ma i giudici del riesame decidono di tenerli in carcere per il pericolo di inquinamento probatorio. Nell’ aprile del 2004 la sentenza di primo grado: i due educatori vengono assolti. Il pm Marco Bouchard aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi di carcere. Per il paese è la fine di un incubo, mentre i familiari dei due bambini, assistiti dall’ avvocato Stefano Castrale, si dicono sconvolti dalla sentenza. «Aspettiamo di vedere le motivazioni e faremo ricorso in Cassazione – spiega l’ avvocato Nadia Garis che difende gli imputati insieme a Luigi Chiappero e a Emiliana Oliviero – ribadiamo l’ innocenza dei nostri assistiti e contiamo di dimostrarla ancora una volta».
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Attenti a quelle confessioni, si ispirano alla tv spazzatura
ROMA – «è come il gioco del “facciamo finta che”, solo che prima si imitavano la mamma o il dottore, adesso i bambini hanno modelli derivati da molti anni di tv e un pubblico più vasto del cortile di casa». Tilde Giani Gallino, psicologa dello sviluppo, ha studiato a lungo la capacità mimetica dell’ infanzia. Attori così bravi da interpretare con tanta disinvoltura e verosimiglianza un ruolo di vittime di pedofilia? «Il talento unito a suggestioni ambientali e in alcuni casi alla regia di un adulto, può favorire un’ ottima messa in scena. Anzi, quanto più è inventato il personaggio, tanto più è preciso e dettagliato. I bambini entrano nei caratteri con estrema naturalezza, copiando gesti e tic, incarnando nel corpo e sul volto le emozioni più sfumate e sofisticate. è un gioco totale». A Rignano può essere andata così? «Difficile giudicare, la vicenda non è chiara, di certo è impressionante il realismo delle storie che hanno raccontato, complicato distinguere la recita dal vissuto». Come in tv, vero e finto mischiati. «Nella cattiva tv, guardata troppo. Ma adesso possono davvero essere protagonisti grazie a nuovi mezzi e tecnologie come YouTube: basta niente per essere al centro dell’ attenzione, su internet sanno di trovare un audience facile e gratificante. Anche i più piccoli sono affascinati dalla prospettiva del successo, conoscono le regole che portano all’ applauso e al consenso. Specie se si raccontano guai familiari, come nei talk show». – ALESSANDRA RETICO
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01 febbraio 2008 corriere della sera
Minori, maxi-multe a Tg5 e Tg1
A Mediaset sanzione da 200 mila euro per un servizio su Rignano. La Rai punita per le immagini sui bambini soldato
ROMA – Una multa da 200 mila euro a Mediaset per un servizio del Tg5 sull’incidente probatorio relativo al caso dei presunti abusi sessuali nella scuola materna di Rignano Flaminio e una da 100 mila euro alla Rai per un servizio del Tg1 sui bambini soldato: sono alcune delle sanzioni pecuniarie comminate dalla commissione Servizi e Prodotti dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduta da Corrado Calabrò, per la violazione del Codice Tv-Minori.
«La sanzione nei confronti di Rti, di 200 mila euro – spiega una nota dell’Autorità – riguarda il servizio diffuso dal Tg5 il 18 luglio 2007 sull’incidente probatorio disposto in relazione ai presunti abusi sessuali subiti da alcuni bambini di una scuola materna di Rignano Flaminio. L’Autorità ha ritenuto particolarmente grave tale violazione in considerazione della delicatezza della tematica, relativa ad un’inchiesta giudiziaria nella quale sono coinvolti minori, anche per i rischi connessi alla instaurazione di sommari processi mediatici su questioni tanto dolorose e capaci di suscitare morbose attenzioni quali quelle che coinvolgono bambini».
Le sanzioni nei confronti della Rai riguardano invece «un servizio di particolare violenza sui “bambini soldato”, andato in onda sul Tg1 delle ore 20 del 21 aprile 2007, per un importo di 100 mila euro; un episodio del telefilm Lost, diffuso da Raidue, al cui interno erano presenti scene di forti impatto emotivo per un pubblico di minori nella fascia oraria della televisione per tutti, per un importo di 100 mila euro; un telefilm della serie Ncis in onda su Raidue in prima serata, non adatto ai minori, per un importo di 50 mila euro».
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Basta con i processi mediatici monito dell’ Authority alle tv
ROMA – Lo zoccolo usato forse per uccidere il piccolo Samuele; il plastico della villetta di Cogne; la bici di Garlasco che era (dicono) dell’ assassino di Chiara. Sono i simboli di una televisione che cavalca il delitto, indugia su particolari agghiaccianti, sceneggia perfino le intercettazioni. Ora l’ Autorità per le Comunicazioni dice basta e chiede alle emittenti tv di darsi una calmata. Da questo avvertimento di buon senso nasce, però, un caso politico perché la stessa Autorità, lo stesso giorno, bolla come parziali tre puntate dell’ Annozero di Santoro. Trasmissioni che hanno toccato vicende giudiziarie. Alla fine il giornalista più odiato da Silvio Berlusconi si sente vittima di un attacco concentrico e si difende con forza. Sono le 11 e 30 di ieri. In conferenza stampa, Corrado Calabrò, presidente dell’ Autorità, motiva entrambe le sue decisioni. Prima spiega il suo alt ai tribunali di cartapesta costruiti negli studi tv: «Non è ammissibile», dice, «che il ruolo di giudici, accusa, difesa, testimoni sia svolto da giornalisti, perfino da figuranti». Tutto questo «inganna il pubblico». L’ informazione «non può essere una gogna mediatica ispirata all’ amore dell’ audience più che della verità». Il presidente invita le emittenti a scrivere loro stesse le regole per riportare questi programmi nei binari del giusto. Subito dopo, Calabrò parla del monito inviato alla Rai per le puntate di Annozero del 4 ottobre, del 6 e 20 dicembre. La prima relativa alla vicenda Mastella-De Magistris; la seconda con Gentiloni ospite in studio; la terza su D’ Alema-Forleo e l’ intercettazione tra Berlusconi e Saccà. In queste puntate, dice, non si sono viste obiettività, lealtà, completezza dell’ informazione. In serata una nota dell’ Autorità precisa che le due decisioni, sui processi in tv e poi su Santoro, sono separate e distinte. Peraltro, l’ Autorità ha spedito al giornalista solo un “preavviso di richiamo”, il provvedimento più blando. E’ troppo tardi. L’ incendio politico ormai divampa da ore. Santoro si difende, intanto: «Dopo la messa in stato di accusa di De Magistris e della Forleo, ora tocca a noi». Altro che provvedimento blando, aggiunge. Il preannuncio di richiamo è una censura «generica e immotivata». Il conduttore disconosce, infine, la legittimità stessa dell’ Autorità a decidere perché organo «lottizzato» dove siedono esponenti politici, 4 di centrodestra 4 di centrosinistra. Cuillo del Pd e Giulietti (portavoce di Articolo 21) si chiedono come mai l’ Autorità prenda di mira, tra tante trasmissioni, Annozero. Mentre Bellucci di Rifondazione dice sì all’ equilibrio, e no invece all’ oscuramento delle voci sgradite. La verde Tana de Zulueta (una vita al settimanale The Economist) accusa l’ Autorità di aver guardato a Santoro con la lente sbagliata, quella asfissiante della par condicio elettorale. L’ associazione Libertà e Giustizia avverte che i legami tra politica e malavita «non sono solo affare della magistratura. E’ anzi preciso compito della Rai informare» sul tema. Il centrodestra suona un’ altra canzone. Gasparri di An definisce Santoro «un militante politico». Il quotidiano Il Foglio si appella alla Rai perché il conduttore sia restituito al Parlamento europeo. L’ Udc infine invoca l’ intervento dell’ Ordine dei Giornalisti anche per una puntata di Annozero che l’ Autorità non contesta. E’ quella di giovedì su Cuffaro. E’ lo stesso ex governatore della Sicilia a farsi sentire. Accusa Santoro di aver costruito il programma al solo scopo di promuovere il Dvd “La mafia è bianca” che due suoi collaboratori hanno dedicato ai rapporti tra Cosa Nostra e amministratori locali. Si distingue il solo Storace curioso di sapere se alcune azioni di Cuffaro, base della sua condanna in primo grado e rivelate da Annozero, siano vere. Sempre ieri l’ Autorità multa per 200 mila euro Mediaset. Colpa di un servizio del Tg5 sul caso di Rignano Flaminio. Multa di 100 mila euro al Tg1 per un servizio sui “bambini soldato” (la direzione del telegiornale lo difende con orgoglio, «ha illustrato la tragedia della violenza fondamentalista»). Multa infine di 150 mila euro a RaiDue per un episodio di Lost e per un telefilm della serie Ncis inadatti ai minori. – ALDO FONTANAROSA
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Altri sei bimbi testimonieranno sui presunti abusi sessuali …
Altri sei bimbi testimonieranno sui presunti abusi sessuali nella scuola di Rignano Flaminio. L’udienza è prevista la prossima settimana. In base al calendario stabilito ieri dal gip del tribunale di Tivoli, Elvira Tamburelli, il primo minore (una bimba) riferirà in aula il 12 febbraio.
Due giorni dopo toccherà a un altro. Il 19 sarà la volta di altri due, e il 26 e il 28 verranno ascoltati due ulteriori piccoli. Sinora altri tre bimbi non sono stati considerati idonei a testimoniare ed invece tre piccoli hanno già deposto. A partire poi dal 13 febbraio il collegio di esperti nominati dal giudice dovranno concentrarsi su altri 7 bimbi.
I fatti al centro dell’inchiesta si concentrano sull’anno scolastico 2005-2006 e sull’istituto comprensivo «Olga Rovere» di Rignano Flaminio. Le indagini partirono nella primavera, dopo che alcuni genitori cominciano a notare strani comportamenti dei piccoli. Alla chiusura delle scuole questi turbamenti sembrano affievolirsi. Il 9 luglio i padri e le madri di tre bambini presentarono le prime denunce.
Il 10 ottobre 2006 arriva a Rignano il Ris. La scuola venne perquisita, così come l’abitazione di alcune maestre. Nel gennaio dello scorso anno la dottoressa Marcella Fraschetti Battisti, psicologa e psicoterapeuta, consegna al tribunale di Tivoli, il risultato di una perizia su un gruppo di bimbi. Le conclusioni: i minori sono stati vittime di abuso sessuale.
Il 24 aprile vengono arrestate le maestre Silvana Malagotti, Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, la bidella Cristina Lunerti, l’autore tv Gianfranco Scancarello e l’immigrato dello Sri Lanka, Kelum Weramuni De Silva. Riceverà poi un avviso di garanzia anche un’altra insegnante, Assunta Pisani. Rimangono ancora loro gli unici indagati.
Il 10 maggio scorso poi il tribunale del riesame di Roma rimise in libertà, senza alcun obbligo, tutti gli arrestati per assoluta insussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. La Cassazione in settembre conferma il verdetto ed alcune settimane dopo, nelle motivazioni, spiega: «Gli adulti hanno suggestionato i bimbi».
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Assolto il libro su Rignano ‘Non ha violato la privacy’
Il garante della privacy, autorità preposta specificamente alla tutela della riservatezza, al quale si erano rivolti alcuni dei genitori del caso di Rignano Flaminio, ha escluso che vi sia stata alcuna violazione delle norme che tutelano la riservatezza dei minori nella pubblicazione del libro “Ho visto l’ uomo nero: l’ inchiesta sulla pedofilia di Rignano Flaminio, tra dubbi sospetti e caccia alle streghe”, edito da Castelvecchi e scritto dal giornalista del Foglio Claudio Cerasa. Il garante ha rifiutato di assumere i provvedimenti richiesti e ha invece consentito la libera divulgazione del libro. Una decisione che contrasta con l’ ordinanza del tribunale civile di Roma che, due mesi fa, ha portato al sequestro del volume. Autore ed editore hanno già presentato ricorso e nei prossimi giorni la sezione collegiale guidata dal presidente Bucci si pronuncerà. Secondo il Garante, infatti, «la pubblicazione del libro è riconducibile al legittimo esercizio del diritto di cronaca e di critica di un atto di interesse pubblico», quindi il libro non va sequestrato.
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Rignano, una bimba racconta:
così mi hanno portato alla casa dei mostri
Cautela, invece, da parte dei difensori degli indagati. «C’è un problema di attendibilità. A mio parere la bimba ha recitato a soggetto», ha detto l’avvocato Bruno Naso, legale della maestra Silvana Magalotti. Dello stesso avviso l’avvocato Francesca Coppi, difensore dei coniugi Scancarello-Del Meglio: «Quelli della minore sono racconti di fantasia, illogici e inverosimili. Come si può pensare che una maestra prelevi da una classe una ragazzina per sottoporla ad una violenza di gruppo per poi riaccompagnarla a scuola come se nulla fosse? Possibile che la piccola non ne abbia parlato subito con i genitori?». Fra due giorni, nuova udienza per l’audizione di un altro bambino.
Inchiesta su abusi a Rignano Flaminio ‘Con la maestra nella casa dei mostri’
«La maestra mi portò nella casa dei mostri dove si facevano giochi brutti con uomini incappucciati di nero». è il racconto di una bambina di cinque anni di Rignano Flaminio presunta vittima di abusi, fatto nel corso dell’ interrogatorio avvenuto in incidente probatorio davanti al gip di Tivoli Elivira Tamburelli. La minore in due ore di deposizione, tra tanti «non ricordo», ha anche descritto case e persone e denunciato l’ esistenza di «giochi brutti» con uomini incappucciati e nudi. «E’ stata una testimonianza choccante – hanno commentato gli avvocati di parte civile Antonio Cardamone e Franco Merlino – La minore è stata precisa». Di diverso avviso i legali degli indagati: «C’ è un problema di attendibilità» ha commentato Giousè Bruno Naso, difensore della Magalotti. Dello stesso avviso Francesca Coppi, che assiste la maestra Patrizia Del Meglio e il marito Gianfranco Scancarello.
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Rignano, un bimbo racconta: «Giochi brutti a casa della maestra». La difesa: «Sono fantasie
Antonio Cardamone, avvocati di parte civile – È sempre più difficile sostenere che in quella scuola non sia accaduto nulla e che gli indagati non abbiano fatto niente. Se anche ha fatto confusione è comunque importante che il bambino abbia ribadito il loro nome e le loro responsabilità».
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‘Nella casa della maestra ci legavano al letto’
«Nella brutta scuola, in una stanza buia, mi costringevano a fare brutti giochi… Nella casa della maestra Patrizia ci andavamo con i pulmini gialli della scuola e qui ci legavano al letto e ci facevano le punture sul pisellino. Poi ci mettevano nella vasca da bagno e spingevano la testa sotto l’ acqua…». L’ ennesimo racconto choc sui presunti abusi subiti da alcuni alunni della scuola materna di Rignano Flaminio arriva dall’ audizione di un bambino di cinque anni e mezzo. Il piccolo testimone è stato sentito, attraverso incidente probatorio, dal gip di Tivoli Elvira Tamburelli tramite la neuropsichiatra infantile Angela Gigante. Il bambino è stato ascoltato per circa due ore mentre parlava da una stanza del tribunale appositamente allestita per questo tipo di atto istruttorio. Il gip Tamburelli, il pm Marco Mansi e gli avvocati di parte civile e i difensori degli indagati hanno assistito all’ audizione da un’ altra stanza in collegamento video. Il piccolo testimone (il quinto dei 19 per i quali è stata sollecitata l’ audizione) ha chiamato in causa le quattro maestre già al centro degli accertamenti, Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Assunta Pisani. Lo stesso piccolo ha detto che ai «giochi brutti» avrebbe partecipato anche un uomo, Gianfranco Scancarello, marito della De Meglio, chiamato con il nome di Gerry Scotti. E come nelle precedenti udienze, il racconto del bambino suscita reazioni opposte. «Le affermazioni del bambino – dichiara l’ avvocato Roberto Borgogno, difensore di Del Meglio e Scancarello – ci sono apparse fantasiose. I racconti dei minori appaiono sempre più incredibili. Quello di oggi ci è sembrato contraddittorio anche alla luce degli accertamenti svolti dai Ris. Inverosimile, in particolare, appare la descrizione di una vera e propria ‘gita scolastica’ di due classi, accompagnate da quattro-cinque maestre con due pulmini della scuola, nella casa di una insegnante». La pensano in modo differente gli avvocati delle famiglie che hanno denunciato gli abusi. Secondo i legali di parte civile Antonio Cardamone e Franco Merlino «è sempre più difficile sostenere che in quella scuola non sia successo nulla». «Anche quella di oggi – hanno aggiunto è stata una testimonianza rilevante». Il 19 febbraio sono previste le audizioni di altri due bambini.
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Rignano, una bimba: «Le maestre erano cattive,
me lo ha raccontato la mamma»
La testimonianza della sesta bambina, ascoltata in sede d’incidente probatorio, identificata come una delle 19 presunte vittime di abusi della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio, ha segnato un duro colpo per gli inquirenti. La bambina di cinque anni, ha infatti parlato di «maestre cattive che dicevano cose brutte ai bambini», ma ha aggiunto anche che queste cose gliele ha dette la mamma, che a sua volta l’aveva saputo dalla madre di un altro bambino. La bambina inoltre ha ammesso di non ha mai partecipato a nessuna di quella famose gite, che prevedevano il trasporto dei bambini a casa di una delle maestre e i relativi abusi di cui queste sono accusate insieme all’autore televisivo Gianfranco Scancarello, una bidella e il benzinaio cingalese Khelum Weramuni Da Silva. Delle gite ne aveva però sentito parlare dai suoi compagni di scuola.
L’avvocato del cingalese, Domenico Naccari ha così commentato la testimonianza della bambina interrogata stamattina dalla neuropsichiatra infantile Angela Gigante, l’esperta che funge da tramite con il gip di Tivoli, Elvira Tamburelli: «La testimonianza della bambina conferma l’inconsistenza del quadro accusatorio, ossia quello che sosteniamo noi da tempo». Piero Cardamone, uno dei legali di parte civile ha invece interpretato diversamente la testimonianza della piccola, facendola apparire come «un’ulteriore conferma della genuità e della spontaneità dei racconti fatti dai bambini a proposito di quanto accaduto E’ la riprova che non ci sono mai stati tentativi di indurre i piccoli a dire il falso».
Dopo di lei un’altro bambina di cinque anni è stata ascoltata nella stanza del tribunale di Tivoli appositamente allestita per i bambini della scuola. La bimba ha parlato di tre maestre, Patrizia, Silvana e Luciana, ha accennato a «medicine e punture» e ha parlato di giochi fatti in un’altra scuola definita «bella», ma essendo la bambina più piccola fra quelle interrogate, l’esito dell’esame risulta piuttosto complesso.
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Repubblica — 20 febbraio 2008
Le maestre cattive? Me l’ ha detto mamma
ROMA – «Le maestre sono cattive perché dicevano cose brutte ai bambini, me lo ha detto la mamma. E alla mamma l’ ha detto un’ altra mamma…». È un duro colpo per l’ accusa la testimonianza resa dal sesto minore, ascoltato ieri mattina dal gip Elvira Tamburelli nell’ ambito dell’ inchiesta sulle violenze denunciate da diciannove ex alunni della scuola materna “Olga Rovere”, tra il 2005 e il 2006. L’ incidente probatorio al Tribunale di Tivoli, segna, invece, un punto importante a favore della difesa delle tre maestre indagate che nel contestare le accuse dei bambini ha sempre parlato di «condizionamenti» e «suggestioni» dei genitori. Nelle due ore di deposizione, la bambina di 5 anni ha spiegato di non aver avuto alcuna conoscenza diretta degli abusi finiti negli atti di accusa del pm Marco Mansi. Dunque nessun racconto choc sui «giochi cattivi» e sulla gita scolastica nella «casa dei mostri». La piccola, invece, ha raccontato che a scuola si trovava bene, che giocava in cortile con gli altri bambini e con le maestre e di non aver mai subito violenze. «Per me le maestre erano buone. È stata la mamma a dirmi che erano cattive – ha precisato la bimba – Alla mamma lo ha detto un’ altra mamma di un bimbo. Non ho mai partecipato a quelle gite organizzate con i pulmini, me ne parlavano i compagni». La deposizione ha innescato l’ ennesimo scontro tra la difesa delle maestre indagate e gli avvocati delle famiglie che hanno denunciato i casi di violenza. «Escludiamo che la piccola sia stata sottoposta a qualsiasi forma di induzione. Non c’ è alcuna svolta. In realtà la bambina cerca di evitare qualsiasi domanda e risposta sull’ argomento e per questo riferisce di aver appreso tutto dalla mamma». Ne è convinto l’ avvocato Mirko Mariani legale della famiglia dell’ ex alunna della Olga Rovere ascoltata ieri. «Non dobbiamo comunque dimenticarci che la bambina è risultata positiva alle benzodiazepine dopo l’ analisi tossicologica effettuata su un capello. Una circostanza che conferma il sospetto che gli alunni possano essere stati drogati». Dello stesso avviso sono gli avvocati Franco Merlino e Antonio Cardamone che rappresentano altri quattro minori che avrebbero subito abusi: «Il fatto che la madre avesse parlato con la figlia è una circostanza nota da tempo. A nostro avviso comunque anche questa audizione conferma la sincerità delle accuse dei piccoli». Duro il commento dei difensori dei sei indagati. «Questa nuova testimonianza conferma quello che andiamo dicendo da un anno e mezzo e cioè che questo processo è basato sulle suggestioni evocate da uno, due genitori» in calza l’ avvocato Giosuè Naso che assiste una delle tre maestre sotto accusa. Ed ancora: «Questi genitori non hanno saputo elaborare con equilibrio e maturità alcuni segnali di disagio manifestati dai loro piccoli, disagio che nasce da ragioni assolutamente fisiologiche e non certo da particolari violenze subite». MARINO BISSO
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Non avrebbe mai …
Gabriele Santoro
Non avrebbe mai partecipato ai «giochi brutti», e quello che sa sulle «maestre cattive» che dicevano «cose brutte ai bambini» lo ha saputo «dalla mamma» a cui l’avrebbe raccontato «la mamma di un altro bambino».
È l’ennesimo colpo di scena dell’inchiesta per presunti abusi di Rignano Flaminio. Protagonista, stavolta, una bambina di 5 anni e mezzo, che nel corso dell’interrogatorio in sede di incidente probatorio di ieri mattina avrebbe negato al gip di essere stata coinvolta direttamente nelle presunte molestie sessuali ai danni dei bimbi dell’«Olga Rovere».
Alle «gite» in pulmino di cui hanno parlato altri minori e nel corso delle quali sarebbero stati commessi gli abusi la bimba non avrebbe mai partecipato, ma – a quanto pare – ne avrebbe solo sentito parlare dai suoi amichetti.
Una testimonianza in controtendenza rispetto a quelle raccolte finora dalla magistratura, ma anche rispetto al racconto fatto proprio ieri pomeriggio da una coetanea. Una seconda bambina, infatti, facendo anche i nomi di alcune insegnanti, avrebbe raccontato al giudice di «una scuola bella» dove le avrebbero tolto il grembiulino e nella quale avrebbe fatto il «gioco della scatola», «dei cagnolini e dei gatti». Qui avrebbe assunto «medicine»: «due gocce nell’acqua con l’amarena, era amara».
Ma è sul primo racconto, quello che attribuirebbe un ruolo alle famiglie d’origine nelle testimonianze rese dai bambini (ipotesi peraltro non esclusa dalla sentenza di Cassazione che confermò la scarcerazione degli indagati), che si è scatenata la polemica tra i legali delle parti. «È confermato quello che diciamo da un anno e mezzo – ha affermato Giosuè Naso, difensore di una maestra – Questo processo è basato sulle suggestioni di uno, due genitori che non hanno saputo elaborare con equilibrio i segnali di disagio manifestati dai piccoli, disagio che nasce da ragioni fisiologiche e non certo da particolari violenze sessuali». Di «inconsistenza del quadro accusatorio» ha invece parlato l’avvocato Domenico Naccari, difensore del benzinaio cingalese indagato.
«L’accusa nel suo complesso non è stata affatto inficiata da quanto è emerso – ha replicato l’avvocato Mirko Mariani, che cura gli interessi della piccola – Non c’è stata induzione, ha solo messo in atto un meccanismo difensivo che già era emerso nelle prime perizie: nel momento in cui gli viene chiesto qualcosa sulla scuola, evita la domanda». Mariani, insieme al collega Giacomo Augenti che difende altri minori, ha poi sottolineato che la sua assistita è una delle due bambine risultate positive alla benzodiazepina, «un calmante di cui sono state trovate tracce nei suoi capelli».
«Bisognerebbe sapere che domande le sono state fatte – ha commentato Simone Rocchini, presidente dell’Agerif, il comitato delle famiglie – e capire perchè la bambina ha risposto in questo modo. È la prima che racconta una storia diversa dopo tante che invece hanno riportato episodi molto più brutti. D’altronde la difesa ha sempre parlato di recita a soggetto: questa invece racconta cose diverse. Se non altro la loro ipotesi è smontata. Anzi, questa testimonianza rafforza tutte le altre».
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Dissequestrato il libro sull’ inchiesta di Rignano
Dopo il pronunciamento del garante della privacy è arrivata l’ assoluzione del Tribunale civile che ha disposto il dissequestro del libro “Ho visto l’ uomo nero”. Così torna sugli scaffali il volume dedicato all’ inchiesta sulla pedofilia di Rignano Flaminio, edito da Castelvecchi e scritto dal giornalista del Foglio Claudio Cerasa. In sostanza il Tribunale ha bocciato il ricorso presentato da alcuni dei genitori dei bambini, vittime dei presunti abusi alla Olga Rovere, e ha escluso che vi sia stata violazione delle norme che tutelano la riservatezza dei minori. Il provvedimento è stato firmato da Alberto Bucci, presidente della prima sezione civile. «Nel libro il trattamento dei dati dei minori presunte vittime di abusi sessuali risulta a ben vedere effettuato nei limiti del diritto di cronaca» argomenta in sette pagine il giudice. «Gli accorgimenti (indicazione del nominativo dei minori mediante la sola iniziale del prenome) appaiono adeguati a garantire la reale protezione dei dati personali dei minori coinvolti». Inoltre il Tribunale ha ribadito che in sede di provvedimenti cautelari non si può inibire la diffusione della stampa. «Altrimenti si violerebbe la Costituzione – sottolinea Giovanna Corrias avvocato dell’ autore – . Quindi il Tribunale ha recepito tutte le istanze sia sulla difesa della libertà di stampa che sulla piena legittimità del volume di Claudio Cerasa». Differente la reazione dei legali dei genitori di Rignano. «è un ulteriore esempio di incertezza del diritto – incalza Roberto Ruggero e gli avvocati Antonio Cardamone e Franco Merlino aggiungono: «Questa decisione si contrappone a quella di primo grado. La nostra azione non è mai stata un attacco al diritto di cronaca ma una richiesta di maggiore attenzione ai diritti dei bambini».
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Non avrebbe mai …
Gabriele Santoro
Non avrebbe mai partecipato ai «giochi brutti», e quello che sa sulle «maestre cattive» che dicevano «cose brutte ai bambini» lo ha saputo «dalla mamma» a cui l’avrebbe raccontato «la mamma di un altro bambino».
È l’ennesimo colpo di scena dell’inchiesta per presunti abusi di Rignano Flaminio. Protagonista, stavolta, una bambina di 5 anni e mezzo, che nel corso dell’interrogatorio in sede di incidente probatorio di ieri mattina avrebbe negato al gip di essere stata coinvolta direttamente nelle presunte molestie sessuali ai danni dei bimbi dell’«Olga Rovere».
Alle «gite» in pulmino di cui hanno parlato altri minori e nel corso delle quali sarebbero stati commessi gli abusi la bimba non avrebbe mai partecipato, ma – a quanto pare – ne avrebbe solo sentito parlare dai suoi amichetti.
Una testimonianza in controtendenza rispetto a quelle raccolte finora dalla magistratura, ma anche rispetto al racconto fatto proprio ieri pomeriggio da una coetanea. Una seconda bambina, infatti, facendo anche i nomi di alcune insegnanti, avrebbe raccontato al giudice di «una scuola bella» dove le avrebbero tolto il grembiulino e nella quale avrebbe fatto il «gioco della scatola», «dei cagnolini e dei gatti». Qui avrebbe assunto «medicine»: «due gocce nell’acqua con l’amarena, era amara».
Ma è sul primo racconto, quello che attribuirebbe un ruolo alle famiglie d’origine nelle testimonianze rese dai bambini (ipotesi peraltro non esclusa dalla sentenza di Cassazione che confermò la scarcerazione degli indagati), che si è scatenata la polemica tra i legali delle parti. «È confermato quello che diciamo da un anno e mezzo – ha affermato Giosuè Naso, difensore di una maestra – Questo processo è basato sulle suggestioni di uno, due genitori che non hanno saputo elaborare con equilibrio i segnali di disagio manifestati dai piccoli, disagio che nasce da ragioni fisiologiche e non certo da particolari violenze sessuali». Di «inconsistenza del quadro accusatorio» ha invece parlato l’avvocato Domenico Naccari, difensore del benzinaio cingalese indagato.
«L’accusa nel suo complesso non è stata affatto inficiata da quanto è emerso – ha replicato l’avvocato Mirko Mariani, che cura gli interessi della piccola – Non c’è stata induzione, ha solo messo in atto un meccanismo difensivo che già era emerso nelle prime perizie: nel momento in cui gli viene chiesto qualcosa sulla scuola, evita la domanda». Mariani, insieme al collega Giacomo Augenti che difende altri minori, ha poi sottolineato che la sua assistita è una delle due bambine risultate positive alla benzodiazepina, «un calmante di cui sono state trovate tracce nei suoi capelli».
«Bisognerebbe sapere che domande le sono state fatte – ha commentato Simone Rocchini, presidente dell’Agerif, il comitato delle famiglie – e capire perchè la bambina ha risposto in questo modo. È la prima che racconta una storia diversa dopo tante che invece hanno riportato episodi molto più brutti. D’altronde la difesa ha sempre parlato di recita a soggetto: questa invece racconta cose diverse. Se non altro la loro ipotesi è smontata. Anzi, questa testimonianza rafforza tutte le altre».
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Dissequestrato il libro sull’ inchiesta di Rignano
Dopo il pronunciamento del garante della privacy è arrivata l’ assoluzione del Tribunale civile che ha disposto il dissequestro del libro “Ho visto l’ uomo nero”. Così torna sugli scaffali il volume dedicato all’ inchiesta sulla pedofilia di Rignano Flaminio, edito da Castelvecchi e scritto dal giornalista del Foglio Claudio Cerasa. In sostanza il Tribunale ha bocciato il ricorso presentato da alcuni dei genitori dei bambini, vittime dei presunti abusi alla Olga Rovere, e ha escluso che vi sia stata violazione delle norme che tutelano la riservatezza dei minori. Il provvedimento è stato firmato da Alberto Bucci, presidente della prima sezione civile. «Nel libro il trattamento dei dati dei minori presunte vittime di abusi sessuali risulta a ben vedere effettuato nei limiti del diritto di cronaca» argomenta in sette pagine il giudice. «Gli accorgimenti (indicazione del nominativo dei minori mediante la sola iniziale del prenome) appaiono adeguati a garantire la reale protezione dei dati personali dei minori coinvolti». Inoltre il Tribunale ha ribadito che in sede di provvedimenti cautelari non si può inibire la diffusione della stampa. «Altrimenti si violerebbe la Costituzione – sottolinea Giovanna Corrias avvocato dell’ autore – . Quindi il Tribunale ha recepito tutte le istanze sia sulla difesa della libertà di stampa che sulla piena legittimità del volume di Claudio Cerasa». Differente la reazione dei legali dei genitori di Rignano. «è un ulteriore esempio di incertezza del diritto – incalza Roberto Ruggero e gli avvocati Antonio Cardamone e Franco Merlino aggiungono: «Questa decisione si contrappone a quella di primo grado. La nostra azione non è mai stata un attacco al diritto di cronaca ma una richiesta di maggiore attenzione ai diritti dei bambini».
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Le mamme scrivono al vescovo: «Il parroco innocentista si oppone, gli faccia cambiare idea»
A Rignano la guerra dell’ostia
Le famiglie di tre bambini di Rignano Flaminio coinvolti nel caso dei presunti abusi sessuali sostengono che il parroco del paese sta impedendo loro di celebrare in una località vicina la Prima Comunione dei loro piccoli nonostante desiderino lo spostamento proprio a causa del brutto clima creato dal processo.
«Don Henry Rocchi applica il diritto canonico pedissequamente, senza valutare le ripercussioni che potrebbero subire i destinatari delle sue decisioni», ha detto la mamma di uno dei bambini che vorrebbero fare la Comunione nel Comune di Sant’Oreste perchè il parroco di Rignano è apertamente «innocentista» e non crede agli episodi denunciati. Per questo le tre famiglie hanno scritto una lettera al vescovo competente, quello di Civita Castellana Romano Rossi, chiedendogli di intervenire sul sacerdote affinchè riveda la sua posizione. «Io e altre due mamme – aggiunge la donna – abbiamo ritenuto opportuno far fare la Prima Comunione in un altro paese perchè avvertiamo il clima ostile nei confronti nostri e dei nostri figli instaurato da don Rocchi». Il caso di Rignano esplose nell’aprile 2007 con l’arresto, fra l’altro, di tre maestre. «Il parroco – sottolinea la mamma – ha sempre difeso le maestre, ha organizzato una manifestazione a loro favore sotto le mura di Rebibbia quando erano detenute. E fin qui passi. Ma è intollerabile che si sia schierato fin dal primo momento contro tutte le famiglie coinvolte nella vicenda». La donna precisa che insieme alle altre mamme sta cercando tra i paesi del comprensorio parroci disposti a celebrare la Prima Comunione ai loro figli. «Prima di arrivare alla rottura – dice ancora – auspichiamo che il vescovo di Civita Castellana, al di là del diritto canonico, che obbliga a riceve i sacramenti nella parrocchia di appartenenza, induca il parroco a una maggiore elasticità. Nella nostra lettera – conclude – abbiamo sottolineato che Cristo non è solo nella parrocchia di Rignano, ma in cielo, in terra e in ogni luogo».
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Le mamme di Rignano contro il parroco È innocentista, niente prima comunione
RIGNANO FLAMINIO – Non vogliono fare la comunione nelle chiesa di Rignano Flaminio: non con quel parroco, don Enrico Rocchi, da tutti chiamato don Enri, che si è schierato con gli innocentisti durante il caso di presunta pedofilia delle maestre delle scuola Olga Rovere, «venendo meno al ruolo d’ imparzialità a cui era tenuto». Il caso, scoppiato nel luglio del 2006 nel comune in provincia di Roma, ha portato cinque persone in carcere per 20 giorni nel 2007 poi rilasciate. E i genitori di tre bambine della quarta elementare chiedono il nulla osta per fare la comunione in un paese vicino, Sant’ Oreste, ma don Enri non vuole saperne, rifiuta di concederlo. È stato allora che i genitori si sono appellati al nuovo vescovo della Diocesi di Civita Castellana, monsignor Romano Rossi, per ottenere il nullaosta in ragione della «mancanza di serenità» a seguito della divisione della comunità fra innocentisti e colpevolisti. «Don Rocchi – ricorda Laura G., la mamma di una delle tre bambine – si è infatti schierato da subito contro chi aveva denunciato gli abusi («dicendo loro di vergognarsi, andare a casa e stare zitti»), arrivando poi ad organizzare pullman e fiaccolata sotto il carcere di Rebibbia quando sono scattati gli arresti di alcune maestre della scuola. «Al di là delle posizioni, questa vicenda ha lacerato la comunità – ha sottolineato Laura G. – da un ministro di Dio ci saremmo aspettati il ruolo più naturale di punto di riferimento per tutti, di invito all’ unità in un momento di dramma e sofferenza, di vicinanza comunque a bambini sottoposti ad un impatto tremendo. Tutto ciò è mancato». Per questo alcuni genitori e i loro bambini – che nell’ ottobre del 2006 stavano iniziando il biennio di catechismo, proprio quando i Ris sono piombati nell’ asilo Olga Rovere – si sono sentiti «traditi» dal loro parroco e hanno deciso di andare a messa nel vicino comune di Sant’ Oreste, con una catechista privata. Lo scorso ottobre, proprio a Sant’ Oreste, si sono celebrate fuori paese le cresime per i bambini più grandi. Nonostante il diniego di don Enrico Rocchi. Ma per le prime comunioni sarà più difficile, in quanto secondo il diritto canonico i sacramenti devono essere officiati proprio nella parrocchia di appartenenza “naturale” e don Rocchi non vuole sentire ragioni. – ANNA MARIA LIGUORI
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Rep
Rignano, madri contro parroco ok a prima comunione fuori
ROMA – Il vescovo ha detto sì. Le tre bambine di Rignano Flaminio che l’ hanno richiesto potranno ricevere il sacramento della prima comunione in una parrocchia diversa da quella del loro paese. Finisce così la polemica tra il parroco di Rignano, don Enrico Rocchi, e la parte di quel piccolo comune laziale che crede nei presunti abusi sessuali su alcuni bambini compiuti da maestre dell’ asilo Olga Rovere con alcuni complici. Una vicenda che venne alla luce nel luglio del 2006 e che subito vide don Rocchi schierarsi contro chi aveva denunciato i casi di pedofilia (dicendo loro di «vergognarsi, andare a casa e stare zitti»). Don Rocchi, don Enri come lo chiamano in paese, all’ arresto di cinque persone nel 2007, che restarono in carcere per 20 giorni, organizzò pulmann e fiaccolata sotto il carcere a sostegno delle maestre. «La chiesa dovrebbe essere super partes» dice Roberta Lerici, dell’ Agerif, Associazione Genitori Rignano Flaminio. «La chiesa è di tutti. E invece a una parte della popolazione di Rignano è stata negata anche la consolazione della religione» continua. «Proprio per questo le mamme di tre bambine, di cui solo una coinvolta nell’ inchiesta, vogliono far ricevere il sacramento della comunione nel comune di Sant’ Oreste». Per il diritto canonico, però, i sacramenti devono essere officiati nella parrocchia di appartenenza. «E don Rocchi ha rifiutato il permesso dicendo: appartengono a questa parrocchia, non vedo il perché debbano andare in un’ altra». Il 19 marzo, perciò, Laura G. scrive al vescovo di Civita Castellana, monsignor Romano Rossi, che però non riceve la lettera. Viene a sapere dai giornali del disagio di quelle famiglie. Le contatta. E ieri annuncia la sua decisione. – RORY CAPPELLI
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Il caso Rignano
Per i bambini della «Rovere» Comunione in altro paese
I bimbi di Rignano Flaminio, coinvolti nei presunti episodi di pedofilia nella scuola materna «Olga Rovere», potranno riceve la Prima Comunione nel vicino paese di Sant’Oreste. Lo ha deciso il vescovo di Civita Castellana, Romano Rossi, dopo aver ricevuto le mamme che avevano manifestato il desiderio dei loro bambini di celebrare il sacramento in una parrocchia diversa da quella di Rignano.
Il parroco don Enrico Rocchi, aveva negato ad alcuni bambini di ricevere la Prima Comunione in una parrocchia diversa da quella «naturale», invocando il diritto canonico
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Nega sala per compleanno bimba polemiche sul sacerdote di Rignano
«Il parroco di Rignano Flaminio, don Enrico Rocchi, ha dapprima vietato al pope ortodosso di far svolgere la festa di compleanno di mia figlia in una sala parrocchiale, poi ci ha negato l’ uso di un locale attiguo alla chiesa di San Giuseppe, normalmente usato per feste, lezioni di ballo e riunioni». Ad alimentare nuove polemiche contro il religioso è la mamma di una bambina coinvolta nei presunti episodi di pedofilia che sarebbero stati compiuti nella scuola «Olga Rovere». Nei giorni scorsi il parroco aveva vietato ad altri bambini vittime dei presunti abusi di ricevere comunione nel vicino paese di Sant’ Oreste. I genitori, però, si sono rivolti al vescovo di Civita Castellana, Romano Rossi che, dopo averli incontrati ha concesso la dispensa. Un altro familiare dei bambini vittime dei presenti abusi ha anche accusato il sacerdote di negare i sacramenti a una parente infermo.
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Procura di Cassino
Rignano Flaminio citati a giudizio due giornalisti
L’ex direttore di «Panorama» Calabrese e il giornalista Cerasa sono stati citati a giudizio dalla procura di Cassino per la pubblicazione di stralci di un libro-inchiesta dedicato alla vicenda dei presunti abusi sessuli a danno dei bambini della scuola di Rignano Flaminio.
Il pm Maria Beatrice Siravo ha citato a giudizio i due giornalisti per i reati di «pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale» e per il reato di «divulgazione delle generalità di persone offese da atti di violenza sessuale».
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Caso Rignano, la perizia dei Ris ‘Nessuna prova da impronte e dna’
A quasi due anni dall’ avvio dell’ inchiesta su abusi e violenze sessuali avvenuti a danno di 21 bambini di Rignano Flaminio non c’ è nessuna prova scientifica che i piccoli siano mai stati nelle abitazioni di alcuni degli indagati, come molti di loro hanno raccontato a genitori e psicologi. è un altro punto a favore della difesa quello che si registra leggendo la perizia comparativa, effettuata dai Ris di Messina, che ha confrontato il dna di due bimbi con quanto era stato repertato e sequestrato. Non c’ è alcuna impronta digitale né materiale genetico riconducibili ai due piccoli alunni della scuola Olga Rovere. Gli esperti, nominati dal gip di Tivoli Elvira Tamburelli, hanno preso in esame, come già successo nei confronti degli altri 19 minori, decine di orsetti, giocattoli, peluche e vestiti di carnevale, portati via dall’ abitazione della maestra Patrizia Del Meglio, più un’ impronta digitale rilevata su un termosifone. Il confronto ha compreso anche una traccia pilifera rinvenuta nell’ auto di un’ altra insegnante, Marisa Pucci. Le due donne sono accusate assieme all’ autore televisivo Gianfranco Scancarello (marito della prima), alle maestre Silvana Magalotti e Assunta Pisani, alla bidella Cristina Lunerti e al benzinaio cingalese Khelum Da Silva, di reati che vanno dall’ associazione per delinquere alla violenza sessuale di gruppo, ai maltrattamenti in famiglia, al sequestro di persona, agli atti osceni in luogo pubblico e alla sottrazione di minore. I risultati dei Ris, che non escludono che i reperti possano essere stati puliti e lavati, saranno illustrati nell’ udienza di martedì prossimo. Gli avvocati di parte civile, Franco Merlino e Antonio Cardamone, fanno notare che si è proceduto alla perquisizione delle abitazioni degli indagati e al sequestro dei diversi oggetti esaminati molto tempo dopo rispetto al periodo in cui erano state presentate le denunce. Intanto prosegue il lavoro del collegio peritale (la neuropsichiatra infantile Angela Gigante e le psicologhe Marilena Mazzolini e Antonelli Di Silverio), incaricato dal gip di valutare l’ idoneità a testimoniare di sette dei 19 minori che rimangono ancora da esaminare. Lo stesso collegio sarà chiamato a verificare l’ idoneità a rendere dichiarazioni anche del 20esimo e del 21esimo bambino della “Olga Rovere”.
- MARCO GIANNETTI
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Pedofilia, gli ulteriori esami dei carabinieri continuano a scagionare le maestre
Rignano, non c’è traccia di bimbi
Nessuna traccia di dna nè di impronte digitali attribuibili ad altri due bambini ritenuti vittime dei presunti abusi sessuali a Rignano Flaminio, così come era già accaduto per altri 19 piccoli, è stata trovata dai carabinieri del Ris di Messina su 130 peluche di Patrizia Del Meglio, una delle maestre indagate a Tivoli, su un pelo trovato nell’auto di Marisa Pucci, altra insegnante indagata, e su altri reperti.
È quanto emerge dalla perizia depositata dagli stessi militari dello speciale nucleo investigativo dell’Arma.
I risultati della perizia ricalcano, sostanzialmente, quelli del primo accertamento tecnico disposto in sede di incidente probatorio dal gip di Tivoli Elvira Tamburelli per stabilire se 19 bambini della scuola materna Olga Rovere avessero lasciato tracce biologiche o impronte digitali sui peluche, nell’auto della Pucci, su un abito dell’autore tv Gianfranco Scancarello e su un termosifone della sua casa.
L’esito degli esami era stato depositato nello scorso dicembre, ma il gip aveva deciso di estendere i test anche ad altri due piccoli i cui presunti abusi subiti erano emersi successivamente a quelli dei primi 19.
Anche nella perizia bis depositata, i carabinieri del Ris di Messina, come in quella precedente, sottolineerebbero, secondo quanto si è appreso, che non si possa escludere che i reperti siano stati lavati prima di essere sequestrati. Questa versione è sostenuta, in particolare, dagli avvocati Franco Merlino e Antonio Cardamone, legali per conto dei familiari di alcuni bambini.
I risultati di questa seconda perizia saranno discussi dalle parti, il pubblico ministero Marco Mansi, i difensori dei sette indagati (oltre alle maestre Patrizia Del Meglio e Marisa Pucci, all’autore e produttore tv Scancarello anche le altre maestre Silvana Magalotti e Assunta Pisani, la bidella Cristina Lunerti e il benzinaio Khelum De Silva Weramuni, ed i legali di parte civile, il 22 aprile prossimo.
Intanto da metà febbraio prosegue il lavoro del collegio peritale (composto dalla neuropsichiatra infantile Angela Gigante e dalle psicologhe Marilena Mazzolini e Antonelli Di Silverio), incaricato dallo stesso gip di valutare l’idoneità a testimoniare di sette dei 19 minori che rimangono ancora da esaminare.
Lo stesso collegio sarà chiamato nei prossimi mesi a verificare l’idoneità a rendere dichiarazioni anche del ventesimo e del ventunesimo bambino della «Olga Rovere».
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Rignano, troppi bimbi per un asilo iscrizioni record nella scuola dei sospetti
Il nuovo giardino pieno di verde appena inaugurato e un boom d’ iscrizioni per il prossimo anno scolastico colorano di nuova luce la scuola materna “Olga Rovere” di Rignano Flaminio che nei mesi scorsi ha riempito le cronache per i presunti casi di pedofilia ai danni di 23 alunni dell’ asilo. In magliette bianche con il disegno dell’ arcobaleno, muovendo e alzando le mani in una danza di gioia e cantando: «è primavera: oggi è proprio una festa tutto il mondo si ridesta», i bambini della scuola hanno ieri salutato il loro nuovo parco e nuovi giochi che riempiono, finalmente, di allegria la scuola in provincia di Roma. E intanto sono piovute sull’ istituto comprensivo tante nuove domande d’ iscrizione. A inaugurare la struttura, tra gli altri, oltre al sindaco di Rignano Flaminio Ottavio Coletta, anche il presidente della Regione Piero Marrazzo e l’ assessore regionale all’ istruzione Silvia Costa: «Abbiamo voluto aiutare la scuola e la comunità di Rignano Flaminio a superare lo choc causato dai presunti episodi di pedofilia – ha detto Marrazzo – Non diamo giudizi sulla vicenda per le quale è in corso l’ inchiesta della magistratura ma insieme all’ assessore Silvia Costa siamo intervenuti, spesso in modo riservato, per superare l’ emergenza e andare incontro ai bambini e alle loro famiglie». «Passando – ha aggiunto la Costa – da un “caso Rignano” a un
“progetto per Rignano” che in pieno svolgimento». Ma le preoccupazioni all’ “Olga Rovere” non sono finite. Nonostante l’ incremento di richieste circa una trentina di iscritti potrebbero rimanere esclusi: l’ ufficio scolastico regionale ha infatti negato alla scuola l’ istituzione di una nuova sezione: «Indispensabile – ha sottolineato la dirigente della scuola Maria Teresa Manara – per accogliere le 100 domande d’ iscrizione». Quest’ anno, infatti, a Rignano Flaminio hanno trovato posto tutti i bambini in quanto la maggior parte degli alunni i cui genitori hanno denunciato i presunti episodi di pedofilia sono stati trasferiti nell’ asilo della vicina Calcata. Ma l’ aumento delle iscrizioni ha ampiamente compensato le partenze: «Per il 2007-2008 – ha spiegato la direttrice – avevamo 150 alunni, 70 dei quali passeranno in prima elementare. Ma avendo ricevuto già cento domande per il nuovo anno avremo tra i 27 e i 30 bambini in più, che saremo costretti a mettere nelle liste d’ attesa, perdendo il primo anno d’ insegnamento. Gli spazi ci sarebbero – ha ribadito – ma se non ci assegnano le insegnanti e il personale non potremo utilizzarli». – FRANCESCA ALLIATA BRONNER
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In breve
RIGNANO / Altri quattro bambini Testimonieranno – Altri quattro ex alunni della scuola materna Olga Rovere di Rignano sono stati giudicati idonei a testimoniare nell’ambito dell’incidente probatorio per fare luce sulla storia dei presunti abusi sessuali. Lo hanno deciso i neuropsichiatri coordinati da Angela Gigante.
ARDEA / Spengono fuoco trovano droga – Vengono chiamati per un incendio di sterpaglie ma trovano un chilo e mezzo di hashish. E’ capitato ieri pomeriggio ad Ardea. I vigili del fuoco di Pomezia arrivati sul terreno dove stavano bruciando le sterpaglie si sono accorti di uno “strano” odore e dietro a un cespuglio hanno scoperto una borsa con un chilo e mezzo di hashish.
FLAMINIA / Litiga con ragazzo accoltellato 22enne – Un romano di 22 anni è stato accoltellato, martedì sera, durante una lite scoppiata in via Flaminia Nuova. Secondo il racconto fornito dalla vittima ai carabinieri di Ponte Milvio, intorno alle 2 ha litigato con un ragazzo fuggito subito dopo l’accoltellamento.
OLIMPICO / Scontri Roma-Inter 4 ultrà condannati – Quattro condanne e una assoluzione per cinque tifosi giallorossi arrestati, sabato 24 maggio, nel corso degli scontri avvenuti prima della finale di Coppa Italia tra Roma e Iter.
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Rignano, interrogato un bimbo di sei anni:
«A casa della maestra ci scattavano delle foto»
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INCIDENTE PROBATORIO NEL TRIBUNALE DI TIVOLI Si’, la maestra ci faceva le fotografie a casa sua La testimonianza-choc di un bimbo dell’asilo di Rignano
DANIELA DANIELE ROMA «In casa della maestra Patrizia c’erano tanti pupazzi e si facevano dei giochi brutti». Ha 6 anni uno dei bimbi di RIGNANO Flaminio che ha fatto ieri la sua deposizione in incidente probatorio, riaccendendo i riflettori sull’inchiesta per presunte violenze e abusi sessuali che avrebbero subito una ventina di bambini della scuola Olga Rovere, nell’anno scolastico 2005-2006. Il piccolo avrebbe risposto alle domande che gli sono state rivolte dalla psicologa, Marilena Mazzolini, in modo preciso e circostanziato. La testimonianza e’ stata raccolta in una stanza, equipaggiata di giocattoli, attigua all’ufficio utilizzato dal gip Elvira Tamburelli del Tribunale di Tivoli. Sette le persone indagate nell’inchiesta del pm Marco Mansi: quattro maestre (Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Assunta Pisani e Silvana Magalotti), una bidella (Cristina Lunerti), il marito di una delle insegnanti (lo sceneggiatore televisivo Gianfranco Scancarello) e un immigrato dello Sri Lanka (Kelum W.De Silva) che lavorava a un distributore di benzina. «Ci portavano con una macchina nera, la guidava Patrizia. Due bimbi stavano davanti e due dietro», ha continuato il piccolo. E ha riferito che «nella casa c’era un uomo mascherato e si giocava ad acchiapparella, ma in modo brutto» . Ha poi aggiunto che c’era anche la maestra Marisa e che «qualcuno ci faceva le foto». Diverse le letture dei legali. Gli avvocati di parte civile, Franco Merlino e Antonio Cardamone, commentano che la testimonianza e’ stata resa «con buona pace di chi pensava che l’indagine fosse finita», mentre il coinvolgimento di alcuni degli indagati appare «inequivocabile». «Ancora una volta», accusano invece gli avvocati della difesa, il metodo di raccolta della testimonianza ha indotto il piccolo a dire quello che il suo interlocutore «voleva sentirsi dire». Nel pomeriggio e’ stato ascoltato un altro alunno. Intanto, l’assessore regionale all’Istruzione del Lazio, Silvia Costa, annuncia che a RIGNANO si e’ ormai usciti dall’emergenza, che ha visto il coinvolgimento di Regione e Provincia, e si apre una nuova fase. «Pur in attesa della conclusione dell’inchiesta – ha sottolineato -, la comunita’ di RIGNANO Flaminio deve ritornare alla normalita’ e alla serenita’».
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In breve
Rignano Flaminio – Altri due bambini idonei a testimoniare – E’ stata depositata ieri la perizia, richiesta dal gip di Tivoli Elvira Tamburelli, che certifica ideonei a testimoniare altri due bambini della scuola Olga Rovere di Rignano Flaminio nell’ ambito dell’ inchiesta su presunti abusi sessuali. Ostia – Droga e armi preso un 31enne – Un italiano di 31 anni è stato arrestato durante un’ operazio-ne antidroga del nucleo operativo di Ostia. Nella casa dell’ uomo a Casalpalocco sono stati trovati 80 chilogrammi di hashish e un mitragliatore. Castelli romani – Banda in manette per furti nelle ville – Quattro pregiudicati arrestati e 7 albanesi espulsi è il bilancio dei controlli dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia Frascati a Tor Bella Monaca e Tor Vergata finalizzati a rintracciare i responsabili di furti in appartamenti e ville dei Castelli Romani. Lunghezza – Bancomat clonati arrestato un russo – I carabinieri della compagnia di Tivoli hanno arrestato un 36enne russo per possesso e uso di carte di credito contraffatte, di documenti di identificazione falsi e per ricettazione. * Piazza Venezia – Si apre una buca intervengono i vigili – Una buca si è formata in piazza Venezia, ieri pomeriggio, dove sono in corso i lavori della costruzione della nuova metropolitana. I vigili del fuoco sono intervenuti delimitando l’ area con nastro segnaletico.
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Pisani, l’autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti ed il benzinaio cingalese Khelum Da Silva.
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«Non sono mai stata a casa delle maestre e non sono mai salita su una loro macchina». E ancora: «A parlarmi delle cose brutte è stata la mia mamma che le ha sentite in televisione…». Così due bambine di Rignano Flaminio hanno risposto alle domande del gip Elvira Tamburelli in sede di incidente probatorio nell’ ambito dell’ inchiesta sui presunti abusi che sarebbero stati perpetrati ai danni di piccoli alunni della scuola materna Olga Rovere. Le due minori, oggi di otto anni, hanno in sostanza segnato un punto a sfavore dell’ accusa. Le due comunque non rientrano nel gruppo di bambini i cui genitori non hanno presentato denunce. Nel corso del colloquio le due bambine avrebbero anche smentito la circostanza che quando andavano al bagno a scuola fossero accompagnate da qualcuno.
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Abusi a Rignano, perquisito un casale
Dopo quasi tre anni di indagini sui presunti abusi subiti dai bambini della scuola Olga Rovere è stato perquisito un casolare abbandonato nelle vicinanze di Rignano Flaminio. I controlli sono stati effettuati dai carabinieri di Bracciano su disposizione del pm Marco Mansi. Per gli investigatori potrebbe trattarsi della “terza casa” teatro di abusi, di cui hanno parlato alcuni bambini, dopo l’ abitazione di due maestre. Una “casa degli orrori” che sarebbe stata anche disegnata da alcuni minori. Ma l’ ipotesi, al momento, non ha trovato riscontri. Il casolare sarebbe abbandonato e comunque non riconducibile a nessuno degli indagati. Durante il sopralluogo sono stati sequestrati alcuni oggetti, tra cui un pallone da calcio e dei piatti, che ora dovranno essere analizzati. «Non ho elementi per valutare la rilevanza di questo accertamento rispetto all’ ipotesi accusatoria – ha detto l’ avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore di una delle maestre indagate – ma pensare che a oltre tre anni dai fatti e con tutta il clamore mediatico che c’ è stato, si possa ancora trovare qualche oggetto usato per compiere quegli orribili abusi mi sembra un’ incommensurabile ingenuità». Intanto il gip di Tivoli, Elvira Tamburelli, ha respinto la richiesta della procura di procedere al confronto diretto, protetto e schermato, dei bambini sentiti in incidente probatorio con i sette indagati. Non ci sarà dunque il confronto all’ americana tra i bambini di Rignano Flaminio, presunte vittime di abusi, e i loro presunti “aguzzini”. Il ‘ no’ del gip alla ricognizione è stato motivato dalla giovane età dei piccoli e dal fatto che il codice di procedura penale non prevede particolari garanzie per i minori in questi accertamenti. La decisione è stata accolta favorevolmente dagli avvocati delle maestre indagate: «Sarebbe stato un accertamento “inutile e superfluo” – aggiunge l’ avvocato Naso – Nessuno mette in dubbio che i bambini siano in grado di associare nomi e volti di maestre che hanno visto per anni. Il punto è che non sono stati capaci di fornire elementi attendibili e concretamente utilizzabili in chiave accusatoria» E con l’ audizione di ieri, delle ultime due bambine ammesse a testimoniare, si è concluso l’ incidente probatorio sulle presunte vittime di abusi. Le due piccole hanno confermato le accuse a due delle maestre indagate spiegando che avrebbero organizzato «i giochi brutti».
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Rignano, gli inquirenti nel casolare abbandonato
con dieci bambini della materna Olga Rovere
dei sette indagati, dove sarebbero avvenuti i presunti incontri con i minorenni.
Nel casolare i carabinieri avrebbero sequestrato alcuni oggetti, tra cui dei piatti e un pallone. Oltre alle maestre sono indagate due loro colleghe, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l’autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti e il benzinaio cingalese Khelum Da Silva.
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Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’
Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’
dei sette indagati, dove sarebbero avvenuti i presunti incontri con i minorenni.
Nel casolare i carabinieri avrebbero sequestrato alcuni oggetti, tra cui dei piatti e un pallone. Oltre alle maestre sono indagate due loro colleghe, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l’autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti e il benzinaio cingalese Khelum Da Silva.
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Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’
Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’
UN NUOVO sopralluogo nel casale vicino a Rignano Flaminio. Nei giorni scorsi una decina di bambini, dei 21 che denunciarono le presunte violenze subite nella scuola “Olga Rovere”, sono stati condotti in un casolare di campagna. Gli inquirenti sospettano che possa essere “la terza casa” dove sarebbero avvenute le violenze oltre alle abitazioni delle maestre indagate. Uno alla volta, con l’assistenza di una psicologa, hanno visitato il luogo. In precedenza i carabinieri hanno sequestrato alcuni oggetti, tra i quali dei piatti e un pallone. “Pensare che a due anni dai fatti si possa trovare qualche oggetto usato per compiere quegli orribili abusi – ha detto l’avvocato Giosuè Bruno Naso, difensore di una maestra – mi sembra una clamorosa ingenuità”. Martedì scorso, con l’audizione delle ultime due bambine ammesse a testimoniare, si era chiuso l’incidente probatorio
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Il caso Rignano
Bimbi nel casale abbandonato presunto luogo degli abusi
Una decina di bambini vittime di presunti abusi sessuali ex alunni della materna «Olga Rovere» di Rignano Flaminio, sono stati portati per una «ricognizione protetta», nel casolare abbandonato, individuato dai carabinieri nei giorni scorsi, dove gli inquirenti sospettano si siano consumate le presunte violenze.
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31 agosto 2008 corriere della sera
L’istinto di colpevolezza
di Pierluigi Battista
I «discorsi» intercettati o registrati, con la loro potenza suggestiva e la sensazione potentissima di verità che da essi promana, si trasformano, prima ancora di ogni valutazione giudiziaria, in surrogati delle prove che devono essere ancora confermate. E i «mostri», che peraltro non hanno bisogno di additivi per confermarne, come scrivono i giudici, l’immorale «pericolosità sociale », vengono impiccati alle loro voci e agli spezzoni delle loro frasi prima ancora che alle conversazioni intercettate sia restituito un senso compiuto. Stavolta non la solita ed eterna disputa tra innocentisti e colpevolisti, ma la condanna morale preventiva che non ammette nessuna gradazione delle colpe. I giudici, invece, sono chiamati proprio a ricercare i gradi e la dimensione esatta di una colpa. Il contrario assoluto della fede in una verità preconfezionata.
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24 giugno 2008 corriere della sere
Il piccolo ascoltato nel tribunale di Tivoli.
Rignano, un bimbo di 6 anni accusa
«A casa della maestra ci scattavano foto»
Gli avvocati di parte civile: «Confermate le accuse». La difesa: «Fuorfiante la raccolta delle testimonianze»
LE REAZIONI - «Con buona pace di tutti coloro che pensavano che l’indagine fosse finita – hanno detto gli avvocati di parte civile Franco Merlino e Antonio Cardamone – oggi si registra un ulteriore sviluppo dell’impostazione accusatoria che vede confermato il coinvolgimento di alcuni indagati». I difensori degli indagati hanno invece sottolineato come «ancora una volta» il metodo di raccolta della testimonianza abbia indotto il piccolo a dire quello che il suo interlocutore «voleva sentirsi dire». Forse anche in seguito alle proteste dei legali, nelle scorse udienze, il gip ha disposto che a raccogliere le testimonianze sia la dottoressa Mazzolini e non più la neuropsichiatra Angela Gigante, che guida il collegio di periti nominati.
LA SCARCERAZIONE – Nella vicenda giudiziaria sono indagate sette persone: le maestre Patrizia Del Meglio, Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l’autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti ed il benzinaio cingalese Da Silva. Tutti sono stati scarcerati nell’ottobre scorso, una decisione confermata dalla Cassazione secondo la quale «allo stato delle investigazioni – si leggeva nelle motivazioni – è consentito rilevare che, se vi sono state violenze sessuali (ipotesi non scartata dal Tribunale), esse sono state perpetrate con modalità differenti da quelle riferite nelle denunce». In pratica la Suprema Corte invitava gli inquirenti che si stanno occupando del caso a seguire una pista diversa da quella in base alla quale i presunti abusi sarebbero avvenuti in ambito scolastico. Secondo la Cassazione inoltre i genitori dei bambini vittime dei presunti abusi avrebbero, in qualche modo, esercitato una certa influenza sui bambini.
Rignano, gli inquirenti nel casolare abbandonato
con dieci bambini della materna Olga Rovere
dei sette indagati, dove sarebbero avvenuti i presunti incontri con i minorenni.
Nel casolare i carabinieri avrebbero sequestrato alcuni oggetti, tra cui dei piatti e un pallone. Oltre alle maestre sono indagate due loro colleghe, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l’autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti e il benzinaio cingalese Khelum Da Silva.
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Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’
Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’
dei sette indagati, dove sarebbero avvenuti i presunti incontri con i minorenni.
Nel casolare i carabinieri avrebbero sequestrato alcuni oggetti, tra cui dei piatti e un pallone. Oltre alle maestre sono indagate due loro colleghe, Silvana Magalotti e Assunta Pisani, l’autore tv Gianfranco Scancarello, la bidella Cristina Lunerti e il benzinaio cingalese Khelum Da Silva.
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Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’
Caso Rignano Flaminio i bimbi nel ‘casolare degli orrori’




