
Credo che sia il primo maestro che inaugura questo percorso giudiziario il risarcimento per i danni causati all’immagine della scuola. Forse, in questo caso, essendo il professore di musica reo confesso, e divulgando il materiale pedopornografico da un pc all’interno della struttura scolastica Valdostana, è un caso particolare e a se, ma se così non fosse…
Pensiamo a tutti quei casi di pedofilia che vede coinvolti insegnanti, paesi prima sconosciuti che sono diventati famosi per le orripilanti storie avvenute nei piccoli comuni……pensiamo a scuole che non sapevamo esistere e che ad un tratto sono divenute “famose”, nel caso in cui, ci fosse una condanna, in quanti saranno a presentare il conto?
Lucignolo
AOSTA, 23 APR – Per la procura regionale della Corte dei Conti M.F., di 45 anni, insegnante di musica ora trasferito con mansioni diverse in un ufficio di Verres, deve risarcire la Regione di 15.000 mila euro per il danno d’immagine. L’uomo il 28 febbraio del 2007 era stato condannato dal tribunale di Aosta a due anni di carcere per divulgazione e diffusione di materiale pedopornografico. Secondo l’accusa, l’insegnante, utilizzando il computer della scuola in cui all’epoca lavorava, scambiava materiale pedopornografico via chat. Il professore è in attesa che venga fissata la data per il processo d’appello.
Secondo la procura contabile, l’imputato con la sua condotta avrebbe procurato un grave danno d’immagine alla scuola valdostana. Tesi respinta dalla difesa, che ha anche ribadito l’intervenuta prescrizione dei fatti contestati. “Se danno d’immagine c’é stato – ha spiegato l’avvocato Giuseppe Greppi – é stata la stessa Regione a cagionarlo. Infatti, il clamore mediatico è avvenuto quando il professore è stato reintegrato a scuola dal giudice del lavoro”. M.F., infatti, era stato sospeso nel 2002, poi dopo la condanna in primo grado era stato nuovamente sospeso. Il giudice aveva ritenuto illegittimo il provvedimento “in quanto non si può punire due volte una persona per lo stesso reato”.
L’accusa ha respinto tutte le tesi della difesa, il procuratore regionale Maurizio Mirabella ha evidenziato come “lo stesso professore ha reso piena confessione, sostenendo di utilizzare il pc della scuola per scambiare materiale pedopornofracio. La Corte dei Conti può utilizzare come prove le dichiarazioni rese al pm o alla polizia giudiziaria, per cui il danno è ampiamente provato dalle parole stesse dell’imputato”. (ANSA).




