Don Marco Cerullo, il caso del prete che fu condannato nell’udienza preliminare a 6 anni e 8 mesi (troppo pochi) torna a far parlare di se.
(L’Arcivescovo di Aversa Mario Milano)

Il Tribunale Ecclesiastico di Roma ha aperto un indagine nei confronti del sacerdote che al momento sarebbe sospeso a “divinis”(can 1387). Nei confronti di questo caso, sarebbe il primo passo che la Chiesa si appresterebbe a fare, prendendo una posizione netta. Il secondo passo che invece dovrebbe fare la magistratura, sarebbe quello di trasferire il “PRETE”, che sta scontando la pena ai domiciliari, all’interno di una comunità cattolica in provincia di Frosinone, al trasferimento in carcere per la nuova normativa. Infatti è una norma con effetto immediato, contenuta nel decreto-sicurezza approvato recentemente dal Parlamento: per gli accusati di reati di pedofilia (più tecnicamente, violenza sessuale a danno di minori) l’unica forma di custodia cautelare ammessa è il carcere. Stop agli arresti domiciliari, all’obbligo di firma, ad altre misure ritenute troppo blande di fronte ad un reato «estremo» come lo stupro dei bambini. A differenza di altre norme, che avranno bisogno di rodaggio per entrare davvero in vigore, questa è già scattata. La norma (essendo una norma procedurale) ha anche effetto retroattivo, quindi vale non solo per i pedofili che verranno individuati in futuro ma anche per quelli già denunciati e incriminati e ancora in attesa di giudizio definitivo. Per loro, carcere obbligatorio. Don Marco Cerullo, descritto come una persona mite e simpatica, è il classico deviato che si nasconde dietro una maschera di perbenismo, anche se in questo caso è molto più grave, perché la sua maschera era proprio quella dell’abito che nessuno avrebbe voluto immaginare in questo ruolo, l’abito NERO DEL SACRIFICIO E DEL PERDONO, l’abito del prete, l’abito del rappresentante di Dio!! Spero che la magistratura termini il suo operato con la procedura che ha gia avuto effetto immediato su molti pedofili e violentatori che sono stati trasferiti in questi giorni in carcere, e la chiesa, che a noi può sembrare che abbia fatto un gesto straordinario, rendiamoci conto che, aprire un inchiesta interna, per l’operato di Don Marco Cerullo, è l’unico dovere civico-morale che avrebbe dovuto avere già da tempo…….ma come si dice, meglio tardi che mai!!
Lucignolo

MARILÙ MUSTO È stata aperta un’istruttoria presso la Congregazione della dottrina della fede, l’ex Sant’Uffizio, sul caso di don Marco Cerullo, il prete di Villa Literno condannato a sei anni e otto mesi di carcere per aver violentato un suo alunno di dodici anni nelle campagne tra Villa Literno e Casal di Principe nel dicembre del 2007, pochi giorni prima di Natale.
Era stato proprio il pretesto di un progetto scolastico sul Natale a spingere don Marco a portare con sé l’alunno fuori dall’istituto scolastico e ad abusare di lui: «Andiamo a comprare i colori per addobbare il presepe», aveva detto alle insegnanti. Poi, nella segreteria della scuola, pochi minuti dopo, arrivò la telefonata dei carabinieri che avvertiva il vicepreside dell’arresto del sacerdote, colto in flagranza di reato. Il consulente della Procura di Santa Maria Capua Vetere nella sua perizia, durante il processo, aveva spiegato che gli abusi erano avvenuti più di una volta, non solo in auto ma anche nell’abitazione del religioso. Don Marco avrebbe inviato «messaggi amorosi al bambino persino paventandogli la possibilità di morire qualora non avesse accondisceso ai suoi approcci sessuali». L’insegnante di religione che tutti consideravano «un giovanotto buono e gentile» e che all’epoca dei fatti aveva trentatré anni, è tuttora ospite di una comunità cattolica in provincia di Frosinone, ma la sua permanenza nel centro di accoglienza potrebbe terminare con l’applicazione, da parte della magistratura, del nuovo provvedimento normativo antiviolenze che ha esteso l’obbligatorietà della custodia in carcere per i reati di violenza sessuale. Il tribunale ecclesiastico di Roma, in modo parallelo, ha aperto a sua volta un’indagine sui fatti contestati al giovane sacerdote al termine della quale a don Marco potrebbe essere vietato, in modo definitivo, di amministrare i sacramenti. Un passo in avanti è stato fatto anche da chi fino ad ora aveva taciuto nei confronti di questa vicenda. Il vescovo di Aversa Mario Milano, infatti, ha avviato il procedimento di sospensione «a divinis», cioè la sanzione disciplinare che sospende il sacerdote fino a quando la Congregazione non si pronuncerà in merito. Il caso di don Marco, insegnante di religione nella scuola media di Villa Literno e viceparroco nella chiesa del Santissimo Salvatore di Casal di Principe, si è chiuso con una sentenza in primo grado emessa dal gip Francesco Chiaromonte del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con la condanna a sei anni e otto mesi di reclusione. L’avvocato del sacerdote, Carmine Ucciero, ha impugnato la sentenza dinanzi alla corte di appello e l’avvocato della vittima, Costantino Puocci, in questi giorni dovrà notificare l’esecutività del risarcimento danni riconosciuto alla famiglia del bambino per una somma pari a cinquanta mila euro. Ma la pena inflitta al sacerdote è sembrata troppo mite anche per il procuratore generale che è ricorso innanzi alla corte di cassazione contro la condanna emessa dal gip di Santa Maria Capua Vetere ritenendo quest’ultima più lieve di quella dovuta. Il gip sammaritano, infatti, secondo la Procura generale, avrebbe omesso di applicare interdizioni più rigide.(Fonte)
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