
Le violenze sarebbero state compiute l’estate scorsa ad Alberobello. Le indagini scattarono in seguito alla segnalazione di un’assistente sociale. Il finto sacerdote avrebbe abusato dei ragazzini, ai quali avrebbe anche fatto compiere reciprocamente atti sessuali; poi li avrebbe minacciati costringendoli al silenzio e pagandoli con somme tra i cinque e i venti euro. Il legale Michele Iaia non ha per ora presentato istanza per alleggerire la misura cautelare in carcere . L’uomo è stato arrestato nbei gorni scorsi dalla squadra mobile di Bari al termine di una complessa indagine. (LeccePrima)
Articolo correlato del 08/02/09 dalla Gazzetta del Mezzogiorno
BARI - Il falso prete Angelo Maurizio Chiriatti, leccese, arrestato l’altro ieri dalla Squadra mobile di Bari per pedofilia e sostituzione di persona, sarà interrogato domattina, lunedì, dal giudice delle indagini preliminari Giulia Romanazzi. E, a sentire il suo difensore, l’avvocato Massimo Roberto Chiusolo, «risponderà a tutte le domande che gli saranno rivolte dal giudice. Potrebbe essere un interrogatorio di garanzia piuttosto lungo – aggiunge l’esperto penalista – ma sarà certamente molto sereno. Il mio assistito – conclude il difensore – chiarirà ogni aspetto della vicenda, punto per punto».
Chiriatti, 53 anni, è accusato, dal pm inquirente Lydia Deiure, di cinque presunti episodi di abusi sessuali su minorenni, e precisamente su un bambino di 10 anni, due ragazzini entrambi quattordicenni e infine altri due giovani di 16 e 17 anni. Questi episodi – contestatigli dal gip nell’ordinanza di custodia cautelare – sarebbero avvenuti la scorsa estate nelle due strutture in cui operava, fra la Terra di Bari e il Brindisino, come si è detto. Stando alla tesi della Procura di Bari, Chiriatti si sarebbe fatto affidare i cinque ragazzini da famiglie indigenti, in parte imparentate fra loro, e poi avrebbe abusato di loro, anche pagandoli con somme fra i 5 e i 20 euro. L’accusa di sostituzione di persona, ipotizzata dall’ufficio inquirente, farebbe riferimento al fatto che egli – sostiene il pm – non sarebbe in realtà un vero sacerd ote. La Mobile avrebbe accertato che nelle sue «comunità» l’inda – gato si faceva chiamare «padre Pietro Maria».




