Insegnamo ai bambini a dire NO! Ve ne saranno grati per tutta la vita

dalpaesedeibalocchi

febbraio 18th, 2009 at 14:41

Dove e come fare per conservare il cordone ombellicale. Facciamolo per i nostri figli

Avete mai pensato al futuro dei vostri figli, quando ancora sono nella pancia, pensate al cordone ombelicale, collegamento vitale tra voi e i vostri piccoli, ed ancora di più lo potrà essere una volta nato, se voi lo conserverete per le necessità se mai ve ne saranno in un futuro. In Italia è quasi impossibile, e se mai si può ottenere solo la conservazione della minima parte delle  cellule staminali del sangue cordonale. Con la ricerca che va sempre avanti e le nuvole tecniche usando le cellule staminali, già oggi si possono curare diverse malattie,  potremmo aiutare i nostri figli in un futuro, se mai ne avessero bisogno, facciamo qualcosa oggi per salvargli la vita domani! Se siete interessati, c’è chi, con una lettera ha raccontato la sua esperienza e ci spiega come ha fatto.

Lucignolo

Arianna Gnutti Bollini ha scelto per la sua bimbala conservazione autologa del sangue cordonale, che ora si trova in una banca privata del Belgio. «Un anno e mezzo fa mi sono informata, e ho constatato che qui in Italia era impossibile tenerlo per sè», spiega. E così si è subito mossa.

L’UNICA POSSIBILITÀ nei dintorni di Brescia è offerta dalla Banca autologa mantovana del cordone ombelicale, che fa capo all’azienda ospedaliera Carlo Poma di Mantova, dove è possibile conservare parte delle cellule staminali del sangue per uso proprio, mettendone però un’altra parte a disposizione per solidarietà. Quell’opportunità è tuttavia riservata da parecchio tempo solo a chi partorisce in un ospedale del Mantovano.
«Quando ho scoperto di questi vincoli ho guardato su Internet e poi ho chiesto consiglio ad un’amica – continua Gnutti -: non mi fidavo soltanto del Web». Dopo molte ricerche, ha dunque selezionato una banca del Belgio.
MA IL PERCORSO è abbastanza lungo. «Ho dovuto poi mandare al ministero della Sanità una richiesta di autorizzazione obbligatoria per l’esportazione del sangue». Ottenerla non è stato breve, racconta la mamma. Il Centro nazionale trapianti contatta la famiglia per un colloquio sulle ragioni dell’iniziativa e rilascia un attestato che va allegato alla domanda da spedire a Roma. E non è finita qui. È necessario poi avvisare l’ospedale: la Direzione sanitaria deve fornire alla banca che conserverà il sangue la dichiarazione di idoneità di negatività ai marcatori epatite B, C, Hiv e del kit per la raccolta del sangue cordonale che viene inviato a casa alla famiglia. Tutta la documentazione autorizzativa, insieme alla copia delle analisi effettuate negli ultimi 30 giorni di gravidanza, dev’essere inviata per tempo al ministero. Il fatto che gli esami del sangue vadano eseguiti entro un mese dalla nascita è piuttosto vincolante, esclude i nati prematuri. Una volta ottenuta, l’autorizzazione va inoltrata alla banca del sangue prescelta, dove dopo il parto viene spedito il kit.
«IL COSTO della conservazione è di circa 2 mila euro – spiega Gnutti che aggiunge -: ora penso che possa servire a poco, ma la ricerca va avanti e tra qualche anno questa scelta potrebbe essere d’aiuto per curare qualsiasi malattia».
Arianna è convinta che sia «un investimento» per il futuro della figlia. «L’ho sentito un po’come un dovere verso la mia bambina – chiude -. Se dovessi avere un altro figlio sicuramente lo rifarei. E se per qualsiasi motivo non potessi conservarne il cordone, avrei a disposizione almeno il sangue di lei per curarlo».(Fonte)

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