Insegnamo ai bambini a dire NO! Ve ne saranno grati per tutta la vita

dalpaesedeibalocchi

dicembre 10th, 2008 at 13:10

Anche in Italia entro il 2010 la Banca Dati del DNA sarà attiva

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PARIGI
La polemica suscitata qualche mese fa dall’archivio “Edvige” – nel quale potevano essere catalogate informazioni delicate sulla persona, come le caratteristiche sanitarie o sessuali – ha spinto la ministra degli Interni, Michele Alliot-Marie, a riattivare una commissione presieduta dal criminologo Alain Bauer. Tale organismo è stato incaricato di censire – e oggi presenterà il suo rapporto alla Alliot-Marie – tutti gli schedari, le banche dati e le collezioni di caratteristiche personali presenti nel paese. Si aspettava di trovarne 34 – tanti erano nel 2006 – se ne è trovati di fronte 44. E di alcuni nessuno o quasi sospettava l’esistenza.La polemica sulla schedatura a 12 o 13 anni, anche per chi non ha commesso reati ma è solo su una lista di «passibili» di commetterne, e quelle sulle particolarità della salute o la gamma cromatica della pelle hanno avuto la precedenza e spaccato l’opinione pubblica. Nel frattempo, lo schedario nazionale delle impronte genetiche, il Fnaeg, ha continuato a collezionare dati a velocità impressionante: si arricchisce di 25.000 nuovi patrimoni genetici ogni mese e per gennaio 2009 si arriverà alla cifra di un milione. Creato dieci anni fa, ha cominciato a funzionare da sette e dal 2003 la sua consultazione è stata estesa a quasi tutti i reati (restano escluse le violazioni al codice della strada e quelle alla legislazione sugli stranieri).

Lo schedario del Dna ha più volte – e anche nei casi più noti della cronaca francese – aiutato gli inquirenti a riaprire casi considerati chiusi o a trovare pericolosi criminali. Eppure, nonostante in altri paesi europei schedari del genere siano di ordinaria amministrazione, in Francia c’è ancora allarme per la violazione presunta di diritti individuali e più in genere «della privacy». Così come desta preoccupazione – e domani la commissione ne parlerà alla Alliot-Marie – l’esistenza di schedari di cui pochissimi erano al corrente, come il Gestex, strumento dedicato all«estremismo e al terrorismo» e in mano alla polizia.

La Commissione chiederà di fare ordine nel settore e di stabilire dei criteri sicuri come l’età minima per essere schedati e l’inclusione o meno di caratteristiche come il colore della pelle, la religione professata, il «tipo» nel senso di razza (con la sua griglia di possibilità sempre opinabili) e il «libretto sanitario».

Anche in Italia il Governo punta sulla banca dati del Dna per sostenere l’azione delle forze dell’ordine, soprattutto per rispondere al problema delle persone scomparse, salite ormai a quasi 24mila. Pochi giorni fa il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha spiegato che il nuovo strumento

sarà attivo già all’inizio del 2010, sottolineando che «l’intenzione del Governo è quella di intensificare l’azione. Per farlo accelereremo l’approvazione di alcune norme di legge che entreranno in vigore il prossimo anno. In particolare la ratifica dell’accordo di Prum, un accordo internazionale a cui l’Italia intende aderire e che porterà alla realizzazione della banca dati nazionale del Dna, che progressivamente sostituirà il sistema di rilevazione dell’identità attraverso le impronte digitali». Si tratta, ha aggiunto Maroni, di «un sistema che non può essere manomesso, che non varia negli anni e che quindi è un punto di riferimento certo». Il Parlamento dovrebbe dare il suo via libera all’inizio del 2009. Dopodiché «prevediamo che per rendere attiva la nuova banca dati ci vorranno 10-12 mesi. Saremo tra i primi paesi in Europa – ha puntualizzato il ministro – ad avere attivato questo sistema di rilevazione».(La Stampa)

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