Insegnamo ai bambini a dire NO! Ve ne saranno grati per tutta la vita

dalpaesedeibalocchi

novembre 16th, 2008 at 21:13

Pedofilia/Mondo: Inghilterra, “Baby P.” il bimbo ucciso in famiglia; bufera sui servizi sociali

Aveva solo 17 mesi, è morto dopo una vita di torture

Britain Toddler DeathRoma, 16 nov.  – Aveva solo 17 mesi Baby P; era biondo e aveva gli occhi azzurri nelle foto pubblicate dai media inglesi; è morto dopo mesi di torture e la madre, il patrigno e un coinquilino sono stati giudicati colpevoli di negligenza che ha portato alla sua morte; ma non di omicidio. La sentenza risale a venerdì scorso e il giudice, secondo il sistema anglosassone, non ha ancora pronunciato la pena carceraria per i tre, che si prevede pesante. Ha invitato lui stesso però la giuria a non condannarli per omicidio, perché non ci sono le prove.

Ma da venerdì l’intera Inghilterra si interroga e si lacera sulla storia di Baby P. (il nome non è noto), che oggi occupa tutte le prime pagine, e sotto accusa finiscono i servizi sociali. Rivela The Sunday Times che anche la sorellina del bimbo sarebbe stata vittima di abusi. Entrambi i piccoli, negli otto mesi precedenti la morte del maschietto, erano sotto tutela dei servizi d’assistenza. La famiglia aveva ricevuto oltre 60 visite di operatori. Ma Baby P è morto lo stesso, nell’agosto del 2007.

Quel che sconvolge l’Inghilterra è che i meccanismi di protezione sociale erano tutti in funzione; sono stati gli operatori a non rendersi conto del calvario del bambino. L’orribile storia si sviluppa a Haringey, sobborgo a nord di Londra, dove una mattina Baby P viene trovato morto nel suo lettino; il corpo mostra traumi multipli, ha la schiena spezzata e varie costole rotte.

Il bambino era nato il primo marzo 2006 all’ospedale di North Middlesex, primo maschietto dopo tre femmine. La mamma aveva meno di 25 anni; a 16 appena aveva incontrato il marito 33enne. Ma la gioia dura poco: a tre mesi dalla nascita di Baby P, il padre se ne va di casa accusando la moglie di infedeltà. Uno dei presunti amanti si stabilì dalla donna pochi mesi dopo; lei stessa, in cura per depressione dopo l’uscita di scena delmarito, scrisse su internet che era “fantastico essere innamorati”.

I primi guai appaiono nell’ottobre di quell’anno, quando il medico di famiglia vede dei lividi sulla testa e sul torace del bimbo. La scusa è classica: sarebbe caduto dalle scale. Un mese dopo, è un bozzo sulla fronte accompagnato da altri lividi. Il medico li manda in ospedale. Qui la specialista che esamina il bimbo si preoccupa e convoca i servizi sociali di Haringey. La famiglia viene affidata a una assistente. Per settimane il piccolo sembra a posto, ma viene segnalato che è violento, morde e graffia.

Nonostante sei settimane di indagini, nessuno si accorge che in casa vive anche il compagno della donna. Nè che l’uomo raggiunge la famiglia dopo un trasloco nel gennaio 2007. Un’amica di famiglia dirà poi alla polizia che lo aveva visto in casa varie volte, e in due occasioni aveva notato che Baby P sanguinava da un orecchio dopo che il patrigno gli aveva fatto il bagnetto.

Dalle testimonianze insomma emerge il quadro di mesi di lenta tortura sul bambino. E in tutti i mesi successivi, gli assistenti sociali continuavano a visitare la famiglia, magari due o tre volte la settimana; solo in due casi però le visite furono inattese. Il consenso generale sembrava essere che baby P, un bimbo molto attivo, si procurava spesso lividi ed ecchimosi. I servizi sociali avrebbero cercato di capire se c’era una causa ‘organica’, ovvero una sindrome da iper attività. In una delle visite inattese, il bimbo aveva tali lividi che la madre fu convocata alla polizia; furono inviati fotografi a documentare le ecchimosi e i mobili contro cui il bimbo avrebbe sbattuto.

Le due sorelle maggiori di Baby P non sembravano avere problemi ma il Times specifica oggi che secondo fonti vicine all’inchiesta anche la terza figlia avrebbe subito pesanti abusi, la natura dei quali non viene per ora rilevata.

Nel giugno del 2007, alla famiglia si aggiunge Jason Owen, fratello del patrigno, con la fidanzata appena quindicenne, cinque bambini fra i 7 e i 14 anni e un rottweiler. La mamma di Baby P avrebbe confidato alle amiche di essere “spaventata”, ma non chiese aiuto.

In quegli ultimi due mesi la vita di Baby P peggiorò; appariva abulico, aveva eczemi molto estesi. La madre lo portava da medici che prescrissero vari antibiotici. Intanto le inchieste della polizia si conclusero con un nulla di fatto. A fine luglio, il bambino passò una notte col padre naturale; aveva la testa bendata e bende su una mano.

Il primo agosto la madre e un’assistente sociale portarono Baby P in ospedale dove un medico gli trovò lividi sulla faccia e fra le scapole; gli prescrisse altri antibiotici e altre visite ospedaliere. La madre non ci andò, anzi telefonò all’assistente dicendo che non voleva vedere nessuno “per un paio di settimane”.

La mattina del 3 agosto, dopo l’arrivo di una telefonata ai servizi d’emergenza, gli ambulanzieri trovarono la madre accovacciata su un bimbo senza segni di vita. Portato in ospedale, Baby P. fu dichiarato morto. Poco dopo la madre fu arrestata; poi il convivente, che inizialmente insistette di essere “solo un amico”; poi il fratello di lui.

In attesa di sapere quale pensa carceraria sarà inflitta ai tre adulti riconosciuti colpevoli, gli occhi si puntano sui servizi sociali e in particolare su Sharon Shoesmith, capo dei servizi pediatrici a Haringey; dopo la condanna degli imputati, la sua testa probabilmente rotolerà. Ed Balls, ministro per la Scuola e l’Infanzia, ha detto di essere “arrabbiato perché alcuni cruciali interventi per salvare il bimbo non sono stati effettuati. I professionisti che lavorano con i bambini hanno un compito arduo in quartieri difficili, ma non esiterò ad agire sulla base di questa indagine”. Far saltare una sola testa, o prendere misure più drastiche?  (APCOM)

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